Cerca nel Sito

Forum di Myst

 
« Hai capito Loic... che storia! »
- Eric Navar -
 
Oltre la Soglia
Memorie di una guaritrice del Vespro
Audra Vesper
Diario di viaggio di Audra Vesper, sacerdotessa di Reyks della Campagna del Lago
creato il: 10/01/2026   messaggi totali: 12   commenti totali: 1
4802 visite dal 10/01/2026 (ultima visita il 01/11/2026, 21:15)
27 ottobre 516
29/10/2026

Nexus

Ciao papà,

i fatti di oggi hanno ulteriormente avvalorato il mio sospetto di essere profondamente inadeguata alla battaglia, fornendomi almeno due ottime ragioni per ritenerlo fondato.

La prima riguarda le mie capacità con l'arco, che evidentemente non rendono giustizia agli insegnamenti di Lady Avelyn. Durante lo scontro di oggi mi sono trovata a prendere di mira un uomo... o, per essere del tutto sincera, la sua testa. Era un bersaglio facile, che durante le esercitazioni avrei colpito senza alcuna difficoltà, eppure l'ho mancato. Al mio errore, che avrebbe potuto costare caro ai miei compagni, ha posto rimedio un istante dopo sir Karol, la cui freccia ha raggiunto l'uomo proprio nel punto in cui avevo cercato di colpirlo, uccidendolo sul colpo.

La seconda ragione della mia inadeguatezza riguarda la disciplina e il rispetto degli ordini ricevuti. Prima dello scontro, sir Karol aveva raccomandato a me, Yacomus e Arlys di mantenerci a distanza, così da poter aiutare i nostri compagni senza esporci ai pericoli del combattimento ravvicinato. Le sue istruzioni erano molto chiare, e gli avevo assicurato che le avrei rispettate. Poco dopo, nel tentativo di soccorrere messer Bastian, mi sono trovata a fare l'esatto contrario, ignorando persino gli avvertimenti di messer Naar, che ha inutilmente tentato di dissuadermi dal proseguire.

In merito al primo punto, non ho molto da dire: confesso di aver provato un certo sollievo per non essere stata io a causare la morte di quel soldato, e questa consapevolezza mi mette piuttosto a disagio; mi chiedo se sarò mai capace di rivolgere un'arma contro qualcuno con la stessa fermezza con cui riesco a impugnarla durante le esercitazioni.

Per quanto riguarda il secondo, invece, ti prego di concedermi qualche riga in più, perché le ragioni della mia disobbedienza mi sono molto più chiare di quelle che hanno fatto deviare la mia freccia. La verità è che, nel momento in cui ho sentito che la protezione del Misericordioso sui miei compagni era prossima a venir meno, sapevo di non potermi permettere di aspettare la fine dello scontro: il timore che gli artigli di quella creatura mostruosa potessero fare scempio di messer Bastian mi ha spinta a correre verso di lui prima ancora di attendere che la creatura riuscisse a colpirlo.

È una decisione che rivendico, perché fin dall'inizio di questa missione mi ero ripromessa di fare tutto il possibile affinché messer Bastian potesse tornare vivo da suo figlio. Le mie Nove Madri mi hanno insegnato che chi si prende cura degli altri deve sempre ricordare quanto la vita di una persona sia importante per chi le vuole bene: per questo, quando ho visto quell'uomo opporsi con tanto coraggio alla furia distruttrice di quell'essere abominevole, non sono riuscita a pensare ad altro che a Gon e alla responsabilità che avevamo nei confronti di quel ragazzo.

Grazie al cielo, il Misericordioso ha ascoltato le nostre suppliche: messer Bastian è vivo, e presto potrà riabbracciare suo figlio.

Se penso a quanto Gon avrebbe sofferto se suo padre non fosse tornato, mi viene spontaneo desiderare che quell'uomo possa diventare più prudente, evitando di esporsi a pericoli tanto grandi in futuro; al tempo stesso, però, mi rendo conto che sono proprio le virtù che oggi hanno rischiato di separarli per sempre a renderlo tanto speciale agli occhi di suo figlio.

È una riflessione che, inevitabilmente, mi ha portata a pensare anche a te, papà: mi sono domandata se la tua scelta di restare lontano da me non sia stata dettata proprio dal desiderio di sottrarti a questa respons

Del resto, non è proprio in questa meravigliosa contraddizione che si manifesta la duplice natura del Misericordioso? Preservare la vita di chi affronta il pericolo significa proteggere anche le persone che ama e che credono in lui; è questo che le Sorelle della Soglia mi hanno insegnato, ed è ciò che oggi sento come mio dovere. E se per riuscirci dovrò disobbedire ancora a qualche ordine, o persino a qualche legge, credo proprio che lo farò senza troppi rimpianti.

Beh, credo di averti annoiato abbastanza: è arrivato il momento di salutarti. Prima di farlo, però, vorrei parlarti di Arlys, una ragazza vivace, intraprendente e piena di risorse che si è unita da poco alla nostra compagnia e che trovo davvero simpatica: sono certa che la sua particolare abilità nel redistribuire le ricchezze troverebbe pieno sostegno nella più ingegnosa delle mie Nove Madri, la quale era solita ripetere che, se a qualcuno cadono le monete dalle tasche, significa che ne possiede più di quante gliene servano.

...E poi ha una tenda meravigliosa, tanto spaziosa e confortevole da rendere assai più piacevole il nostro riposo all'aperto: dopo tante notti trascorse a rigirarmi nel mio giaciglio, cercando una posizione che non sollecitasse la ferita al fianco, poter finalmente distendere le membra e muovermi con maggiore libertà è un sollievo che apprezzo moltissimo.

A presto, papà: non appena mi sarà possibile ti scriverò ancora.

Tenda di Arlys - Immagine
And the salt in my wounds
Isn't burning any more than it used to
It's not that I don't feel the pain
It's just I'm not afraid of hurting anymore

And the blood in these veins
Isn't pumping any less than it ever has
And that's the hope I have
The only thing I know that's keeping me alive

Gotta let it happen
Gotta let it happen
[4x]

It's just a spark, but it's enough
To keep me going (So if I let go of control now, I can be strong)
And when it's dark out, no one's around
It keeps glowing

It's just a spark, but it's enough
To keep me going (So if I keep my eyes closed with a blind hope)
And when it's dark out, no one's around
It keeps glowing
scritto da Audra Vesper , 05:48 | permalink | markup wiki | commenti (0)
 
20 ottobre 516
02/10/2026

De sepulcris

Ciao papà,

non saprei dirti quanta strada abbiamo percorso in questi giorni. Nella foresta le distanze sembrano sottrarsi a ogni misura: trascorriamo ore a risalire pendii, aggirare tronchi caduti e camminare nel fango, ma gli alberi che ci lasciamo alle spalle si somigliano tutti... mi chiedo come facciano i miei compagni a sapere da che parte andare.

La ferita al fianco brucia da morire: lo sfregamento della fasciatura, gli abiti inumiditi dalla pioggia e tutte queste ore di cammino la stanno martoriando oltre misura; devo assolutamente trovare un momento per cambiare le bende prima che il sangue raggiunga il vestito, rivelando a tutti la mia spiacevole condizione.

In questi giorni ho pensato molto al giorno del nostro primo incontro. È accaduto quando gli Elfi ci hanno fatti entrare nel tumulo, richiudendo l’ingresso con quelle grosse pietre fino a soffocare anche l'ultimo spiraglio di luce. Per un attimo ho avuto l'impressione di ricordare qualcosa: quell'angusto scantinato in cui ero stata rinchiusa e dal quale tu mi hai liberata... perché vi ero stata rinchiusa, vero? Ricordo soltanto che non avevo modo di uscire. "Non guardare", mi dicesti quel giorno, mentre mi sollevavi da terra e mi portavi via, con il palmo della tua enorme mano destra premuta davanti ai miei occhi. Perché mi tenevi in braccio con la sinistra? Sei forse mancino... o eri ferito?

Non ricordo niente, prima di quel giorno... a parte il mio nome. Che posto era? Cosa ci facevo rinchiusa lì? Sei venuto apposta per salvare me, oppure ci siamo incontrati per caso? E perché, quando siamo usciti da quella porta, mi hai coperto gli occhi? C'erano degli uomini morti, vero? Proprio come davanti all'ingresso del tumulo: ricordo l'odore del sang

Perdonami: non so cosa mi sia preso, dev'essere la stanchezza. Quel giorno tu hai voluto risparmiarmi uno spettacolo terribile e io, ancora oggi, mi ostino a voler ricordare tutto, anziché riporre fiducia in te e nel tuo giudizio di allora.

Cambiamo discorso: voglio raccontarti una cosa bella che mi è successa.

Due giorni fa siamo scesi all'interno di un sepolcro risalente a un'epoca remota. Messer Yacomus, la persona che sono stata incaricata di accompagnare, aveva percepito qualcosa dentro uno dei sarcofagi: un artefatto che riteneva di grande valore. Ho fatto presente che si trattava pur sempre di una tomba, ma non ho insistito: ho atteso che decidesse cosa fare, cercando di non aggiungere la mia apprensione alle preoccupazioni di cui già doveva tenere conto. Non sono stata mandata qui per giudicare le sue scelte o quelle dei suoi compagni: il mio compito è restare al loro fianco e offrire le cure di cui sono capace, qualunque cosa ci attenda.

Per un lungo istante, nei recessi di quel luogo di riposo inviolato da secoli, mi è parso che esistessero soltanto lui e ciò che desiderava conoscere, separati da una lastra di pietra che avremmo potuto sollevare in pochi minuti.

Affreschi del Sepolcro del Capomastro - Immagine 2

Prima di decidere ha posato lo sguardo su Gon, poi su ciascuno di noi, come a valutare il peso e le conseguenze di quella decisione. Infine ha detto che quanto si celava sotto quella pietra non valeva il rischio a cui ci avrebbe esposti: abbiamo così lasciato ai morti ciò che custodivano da secoli e ripreso la via del ritorno.

Lo conosco ancora poco, ma abbastanza da comprendere il valore che attribuisce allo studio delle discipline esoteriche e alla scoperta dei loro segreti: posso soltanto immaginare quanto gli sia costato allontanarsi senza sapere. Eppure ne sono stata sollevata, perché ero certa che avremmo pagato a caro prezzo quelle risposte. Me lo sentivo proprio nelle ossa.

Nelle due notti successive, quando la pioggia ci ha costretti a indugiare nei pressi di quel luogo e le sinistre presenze che dimoravano nelle tombe sono venute a turbare il suo sonno, ho vegliato affinché gli fosse concesso riposare in pace: e quando mi ha rivelato che lo aveva fatto perché non si sentiva in grado di proteggerci, in un impeto uno slancio di riconoscenza mi sono lasciata sfuggire che ero fiera di lui...

...con buona pace di tutti i miei propositi di non orientare mai le loro scelte! L'unico sollievo è che nessuna delle mie Nove Madri fosse lì ad assistere alla conversazione: sono certa che avrebbero avuto parecchio da ridire sulla mia disciplina!

Adesso devo proprio lasciarti: prima di riprendere il cammino mi occorrono acqua pulita, una benda asciutta e qualche minuto prezioso. La pioggia sembra infine disposta a concederci tregua e, tra le fronde ancora grondanti, ecco che arriva il sole.

Sole tra gli alberi - Immagine (blog)

Don't go

Stay with the all unknown
Stay away from the hooks
All the chances we took

We're so close to something better left unknown
We're so close to something better left unknown

I can feel it in my bones

Gimme sympathy
After all of this is gone
Who'd you rather be?
The Beatles or The Rolling Stones?

Oh seriously,
you're gonna make mistakes, you're young

Come on, baby, play me something,
like "Here Comes The Sun"

Come on, baby, play me something,
like "Here Comes The Sun"

scritto da Audra Vesper , 23:47 | permalink | markup wiki | commenti (0)