Contesto generale
Attorno all'
anno 500, il
Granducato di Greyhaven sotto il governo del Granduca
Harald Bjorgson attraversa un periodo di apparente prosperità, grazie a una economia stabile e a una forza militare intatta e ben addestrata. Negli anni immediatamente successivi, questa stabilità comincia a incrinarsi lungo i confini orientali per colpa di una serie di scorribande compiute nei territori del
Ducato di Gulas da alcune tribù nomadi che abitano i territori al di là dei monti
Allston orientali. Le notizie che giungono a
Greyhaven parlano dapprima di scorrerie isolate, abitati dati alle fiamme e carovane scomparse; ben presto, però, diviene chiaro che le popolazioni
Nomadi dell’Est stanno esercitando una pressione costante e organizzata sulle difese di frontiera.
Eventi salienti
A partire dall'inizio della primavera dell'
anno 501 la situazione diventa via via più preoccupante, quando nei territori centrali del Granducato cominciano a diffondersi notizie di incursioni sempre più frequenti: come se non bastasse i racconti menzionano, tra le schiere dei
Nomadi, anche la presenza di alcuni
Orchi che combattono al loro fianco. Racconti di attacchi improvvisi e di interi villaggi scomparsi in una sola notte alimentano paura crescente e favoriscono interpretazioni apertamente apocalittiche degli eventi.
L’invasione
La situazione precipita quando le difese di confine vengono sfondate in almeno due occasioni ravvicinate. La prima rottura avviene presso la marca di
Flagstaff, investita dall’urto dell’avanzata nomade: molti centri abitati vengono rasi al suolo durante uno degli sfondamenti più violenti. Solo un contrattacco dell’esercito del marchese consente, dopo sanguinosi combattimenti, di riconquistare le rovine; queste vengono poi trasformate in prima linea fortificata e in punto di raccolta per truppe, feriti e profughi.
Flagstaff diviene così il primo simbolo di una guerra che, per la prima volta dopo generazioni, non resta lontana.
La caduta di Baregard
Poco dopo giungono notizie ancora più gravi: la città di
Baregard, capitale dell’omonima baronia, cade in mano agli invasori. I racconti che si diffondono verso sud-ovest e raggiungono
Greyhaven descrivono un esercito nomade soverchiante, reso ancor più temibile dalla presenza degli orchi, che infligge pesanti perdite e si spinge nei territori orientali del
Ducato di Gulas. Villaggi vengono devastati, prigionieri catturati, popolazioni intere costrette alla fuga; l’impatto sull’animo comune è devastante.
Nei mesi successivi, mentre colonne di profughi si muovono dalle campagne orientali, lungo le strade interne del
Granducato di Greyhaven circolano narrazioni sempre più cupe. In città riemergono antiche profezie e sinistri presagi, e l’invasione viene da molti attribuita a forze oscure.
La riorganizzazione delle difese
Il Granduca ordina un massiccio rafforzamento delle difese orientali: nuovi contingenti vengono inviati a sostenere il
Marchese di Flagstaff, ancora presente sul territorio con un modesto ma fedele battaglione di uomini pronti a tutto; fortificazioni superstiti e guarnigioni di frontiera vengono ripristinate. Le forze del granducato si concentrano lungo il confine occidentale della baronia di
Baregard: la riconquista entra nei piani strategici, ma senza risultati immediati.
La guerra di logoramento
Negli anni successivi si apre una lunga fase di scontri irregolari. Il marchese evita grandi battaglie campali e preferisce una strategia di imboscate, contrattacchi mirati e rapide ritirate, volta a consumare progressivamente la spinta offensiva dei
Nomadi. Le terre di confine si fanno fronte instabile e insanguinato, segnato da conflitti minori ma continui. Decisivo risulta l’apporto dello squadrone di cavalleria di
Leaf e dell’
Ordine della Lancia d'Argento. Sfruttando le pianure aperte del
Ducato di Gulas, le loro cariche infliggono perdite pesanti, spezzano linee di rifornimento e costringono più volte compagini nemiche a ripiegare verso est.
La riconquista e la controffensiva
Dopo molti mesi, la pressione orientale comincia ad allentarsi. Le forze del
Granducato di Greyhaven, meglio coordinate e rifornite, riprendono l’iniziativa.
Baregard viene infine riconquistata e, con essa, buona parte dei territori della marca circostante; la città, in parte ridotta in rovina, diviene roccaforte avanzata e nodo strategico delle operazioni. Da quel momento la guerra assume il volto di una controffensiva: postazioni nomadi vengono eliminate una dopo l’altra, villaggi occupati vengono liberati, e le forze d’invasione sono progressivamente respinte oltre il confine orientale.
La fine della minaccia
Sul finire dell’estate del 507, le ultime sacche di resistenza nomade vengono costrette a ripiegare oltre le frontiere orientali del
Granducato di Greyhaven. Le terre di confine, pur devastate, tornano sotto controllo; la guerra si spegne senza clamore né trionfi: restano campagne desolate, villaggi da ricostruire e ampie porzioni di territorio da ripopolare. Pur essendo l’invasione contenuta prima che i
Nomadi penetrino in profondità o minaccino i territori centrali, nella memoria collettiva permane la sensazione di avere sfiorato una catastrofe più vasta. Le cronache parlano di
“anni neri”, in cui, per la prima volta dopo secoli, l’ombra della distruzione totale parve davvero incombere su Greyhaven.
Conseguenze
Da questi eventi nasce una frontiera radicalmente diversa: le difese orientali vengono riorganizzate e potenziate con nuove fortificazioni, presidi e strutture militari, trasformando il confine in una vera zona di guerra. I nomi del marchese, della cavalleria di
Leaf e dell’
Ordine della Lancia d'Argento restano legati non solo alla vittoria, ma alla sopravvivenza stessa del confine orientale.