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25 agosto 517
Martedì 8 Agosto 2017

Magnifiche sorti e progressive

"E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce".



Avevo in programma di andare a letto presto, così da svegliarmi nel cuore della notte perfettamente riposato. Invece, come sempre in questi casi, l'emozione non mi ha fatto chiudere occhio: ho passato le ultime quattro ore contando pecore, ammassando al di qua della staccionata un gregge pressoché infinito nella fatidica attesa di questo momento. Raggiungo in silenzio il grosso finestrone che dà luce al dormitorio. Prima della guerra c'erano sicuramente delle vetrate a tener chiuso questo portone sull'abisso: i due pannelli di legno che ci sono adesso arrivano sì e no alla vita di chi si sporge, ma se non altro consentono di godersi al meglio il panorama.

A Uryen l'ultima torcia si è spenta da un pezzo: la manciata di teste dure che si è rifiutata di scappare verso lidi migliori dorme insieme al pugno di temerari che ha addirittura scelto di venire o tornare a vivere qui. Poveri idioti, chissà cosa vi tiene incollati a questo posto: le puttane del porto? Il costo ormai ridicolo dei terreni? Le suggestive metafore del Burgravio, che promette da mesi la prossima rifioritura di questi aridi luoghi? Non ha importanza: quale che sia il vostro sogno, la maggior parte di voi non vivrà abbastanza per vederlo trasformarsi in realtà. La Morte che Cammina, i Kreepar e chissà cos'altro impediranno alle vostre speranze di germinare in questo freddo deserto dimenticato. Al posto vostro non ci penserei due volte a levare le tende, se solo potessi: peccato che sia a Greyhaven che a Surok vi sia un cappio che aspetta con ansia di gettarmi le braccia al collo. Che sia un bene oppure no, al momento non ho niente da perdere a restare tra queste montagne del cazzo: del resto, se proprio mi tocca morire, il morso di un Risvegliato o lo stomaco di un Kreepar non mi sembrano sorti peggiori del trattamento che i Magistri asserviti al Sacro Collegio riservano ai maghi indisciplinati. A tal proposito, chissà cosa si prova una volta che l'infezione raggiunge il cervello: con un pò di fortuna potrei persino diventare un abnormis... A quel punto si che mi piacerebbe fare ritorno a casa.

Se la città tace, qui alla Rocca è l'esatto contrario: gli spalti e il cortile interno sembrano illuminati a giorno. I rumori che sento mi fanno ben pensare che tanto i soldati di Greyhaven quanto i miei commilitoni non hanno ancora finito di gozzovigliare: la festa di Pyros? La morte di King? La più bella del Reame? Quali magnifiche sorti! Le feste mi mettono sempre allegria, tanto più quando sono inutili e fuori luogo: a Pyros non può fregar di meno di questo posto, King s'è portato appresso mezzo esercito e la più bella del Reame è una creatura del Khal-Valàn dotata di tre corpi, due facce e una testa di cazzo... Quella di Ali Shark, la stronzetta che mi pestò assieme ai suoi amici perché avevo a suo dire "infastidito" Annie. Chissà dove la stanno curando, mi piacerebbe vedere come se la passa: spero che il corpo sia ancora buono, così quando andrò a darle quel che si merita mi basterà metterle un cuscino in faccia.

Pensare ad Annie mi riporta al presente. La cosa positiva di questi bagordi è che, se dovessero beccarmi, mi basterà fare la parte del soldato semplice che sperava di racimolare un pò di avanzi di vino e cibo decente dalle tavole imbandite riservate a "scelti", caporali, sergenti e ufficiali: del resto lo sanno tutti che chi si arruola da queste parti lo fa per non morire di fame. Poi ovviamente c'è chi viene promosso e chi no, come sempre: a me non sono bastati quindici mesi di servizio tra Uryen, Alma Mater e Angvard, contrariamente a quanto accaduto a preti, paladini, e maghette dal pompino facile. Lo stesso vale per Annie, malgrado la famiglia massacrata, la prigionia a Ghaan e la trasformazione: qualsiasi stratega con un briciolo di cervello non esiterebbe a valorizzarla e gratificarla al massimo, invece qui non hanno saputo fare di meglio che mortificarla ed emarginarla rischiando di farla impazzire. Chi dobbiamo ringraziare per tutte queste scelte? Barun, Luger e il Prevosto, tre vecchi rincoglioniti che sembrano non veder l'ora di seppellire la terza generazione di poveracci pronti a morire al posto loro. Stavolta però si trovano a dover fare i conti con un senso dell'umorismo che non sono in grado di comprendere: all'inferno ghiacciato non c'è più posto, i poveracci rimbalzano fuori dalle tombe in compagnia degli insetti ingrassati dai loro predecessori. Qualche soluzione a portata di mano la avrebbero pure, ma sono troppo lenti e timorosi per portarla a compimento.

Per questo, stanotte, ho deciso di forzare un pò la mano. Farò del mio meglio per trasformare le magnifiche sorti finora ottenute in questa guerra in un progresso significativo per il nostro esercito. Perché è una guerra degli uomini, questa, come ripete meccanicamente quella mummia imbalsamata del prevosto. Uomini, certo, purché dotati del Potere necessario per fare quello che va fatto, e della voglia di sporcarsi le mani.

E non solo quelle.

Les-Ex-Ysh!

Pronuncio le rune prima di scendere le scale, più o meno nel punto dove invoco solitamente il mio occhio astrale. Stanotte Luger è dal Burgravio quindi non dovrebbe accorgersi di alcunché, o quantomeno di percepire differenze sostanziali con il mio cavallo di battaglia: nella peggiore delle ipotesi penserà che mi è venuta voglia di farmi una sega spiando qualcuna e rimanderà la punizione a domani, quando sarà troppo tardi. Scendo le scale a passo svelto, oltrepassando agevolmente i soldati di guardia e tenendo il sacchetto di reagenti rasente al muro. E' una vera fortuna che nessuno qui alla Rocca conosca esattamente quello che sono in grado di fare, altrimenti sarebbe stato facile impedirmi di agire in questo modo. Raggiungo con facilità la porta delle segrete, ai lati della quale si trovano gli unici veri ostacoli tra me e il mio obiettivo: due soldati scelti con altrettante picche che non hanno alcuna intenzione di festeggiare.

Non mi resta che lanciare il secondo incantesimo della nottata, nella speranza che la sorte mi assista in questa fase cruciale del piano.

Bes-Kor-Rem!

Con questo ho sempre avuto qualche problema: faccio del mio meglio per indirizzarlo verso entrambi i soldati e augurandomi che almeno uno di loro ne subisca gli effetti. I miei sforzi vengono apparentemente ricompensati, di lì a poco il più giovane dei due si volta di scatto verso la porta:

"Che cos'era?"

"Cosa?"

"Quel rumore... non lo hai sentito?"

"Non mi pare, no..."

"Rieccolo! Hei, c'è qualcuno, lì dietro?"

"...Per me veniva da fuori..."


Con mio grande scorno, il siparietto provocato dalla mia allucinazione auditiva si risolve rapidamente in un nulla di fatto. Lo sapevo, cazzo! Al primo colpo non mi crede mai nessuno: non mi resta che provare ancora.

Bes-Kor-Rem!

Mentre soffio il composto di muschio e incenso in direzione delle mie vittime sento che il Potere Magico mi sta abbandonando: a breve dovrò fare affidamento sulla mia forza di volontà. Osservo la nuvoletta grigia dirigersi verso il volto delle guardie, consapevole che potrei non avere una terza possibilità.

"Hei, ma che cazz..."

"Eccolo! L'hai sentito?"

"Si, ora si..."

"Ti sentiamo, coglione! Chi sei?"


Osservo speranzoso la scena: i due si scambiano qualche occhiata, poi mormorano qualcosa. Avanti, ragazzi... Non fate cazzate: ricordate che ci sono anche dei Risvegliati lì sotto. Quello che fanno di lì a poco è una autentica gioia per gli occhi: la porta spalancata e le aste puntate, avendo cura di mantenere la giusta distanza...

"Chiunque tu sia, non muoverti e fatti vedere!"

... Non muoverti e fatti vedere? Ma che razza di ordine è? Al diavolo, non avrò mai un'occasione migliore di questa: mi getto di scatto verso la cima di quelle scale che sprofondano nell'ombra, chinandomi quel tanto che basta per passare sotto alla punta delle picche... Il mio corpo è pervaso da acute fitte di dolore mentre colpisce la roccia e gli stipiti, tuttavia i rumori escono attutiti, mimetizzandosi naturalmente sotto alle loro parole e ai cigolii dell'anta che finisce di aprirsi.

"Fanculo... non c'è nessuno!"

"Quasi ci speravo, che fosse uno di quelli... almeno ci toglievamo il pensiero!"

"Già... chiudi, va..."


Prima di tirare il fiato attendo di sentire lo sferragliare delle chiavi, quindi il tonfo sordo della spranga di ferro che si chiude. Neanche a farlo apposta, l'aura di invisibilità che mi circonda svanisce in un istante, lasciandomi nudo come un verme, disteso sulle scale luride e puzzolenti che conducono alle segrete della Rocca di Tramontana.



Sono dentro. Adesso non mi resta che trovare la ricompensa che mi spetta per tutto questo disturbo. Per prima cosa, però, è meglio fare un pò di luce.

Ak!

Mentre mi alzo e raggiungo la porta della cella che mi separa dal laboratorio di Luger ripenso con soddisfazione alle ultime parole che mi è toccato digerire:

"Apprezzo la tua disponibilità, ma non ho modo di acconsentire. E' risaputo che i soggetti di genere maschile non rispondono quasi mai bene a questo tipo di esperimenti. Lo stesso dicasi per quelli dotati di Yoki, per i quali il pericolo aumenta a dismisura... Il che ti rende doppiamente inadatto".

Doppiamente inadatto... Vecchio bastardo. Ti atteggi a luminare in questa scienza solo perché hai avuto la fortuna di inciampare nel cranio di una creatura sconfitta da gente ben più coraggiosa e capace di te. Pensi che io non sappia a chi vorresti offrire questa opportunità e che non abbia capito le reali motivazioni che ti spingono a farlo? Giovani donne mutilate o rese invalide dalla guerra che hai provato ad irretire con l'illusione di una cura e che si sentiranno per sempre in debito con te... Sei soltanto un lurido satiro bugiardo: doppiamente bugiardo, anzi. La sola esistenza dell'Angelo Nero è sufficiente a smascherare la prima delle tue menzogne; quanto allo Yoki, i testi che ho letto prima di venire a svernare in questo buco sono di ben altro avviso. Sia come sia, mi auguro che a breve avremo modo di scoprire chi ha ragione. Raggiungo la porta, un'occhiata alla maniglia mi è sufficiente per capire cosa devo fare: contrariamente alle allucinazioni, è una delle mie specialità.

Bes-Ins-Ter-Xot!

Il sangue alla testa mi conferma che sono in riserva, ma la porta si apre. Scommetto che questo non te l'aspettavi, eh sapientone? La stanza è invasa dall'odore di merda e di Risvegliato. Mi guardo intorno deluso: mi aspettavo sigilli, glifi, permanenze protettive... Niente del genere. Meglio così. E' il momento di mettersi a caccia del tesoro.

Gor-Ak-Dir!

Aaah... era un pò che non andavo sotto in questo modo. Orecchie ovattate, vista annebbiata... La testa mi scoppia: la luce adesso comincia persino a darmi noia: quando la spengo temporaneamente, stringendola nel palmo della mano, vengo avvolto da un buio impressionante. In compenso, un numero incredibile di sagome inizia rapidamente a disegnarsi intorno a me. Incredibile, cazzo... A momenti è tutta viva, questa stanza. Credevo che sarebbe stato facile, invece è come cercare un ago in un pagliaio. Nessuna traccia del Risvegliato, del resto so che lo tiene chiuso a chiave nella stanza interna... Meglio così. Passo alcuni istanti a guardarmi intorno, scartando mentalmente le sagome più ovvie, quindi brancolo a tentoni verso quelle che mi sembrano più simili a...

... a cosa, esattamente? Cosa sto cercando? Che forma ha?

E soprattutto, sono davvero certo che sia qualcosa di vivo?

Non è il momento per i dubbi, William: ricorda cosa sei venuto a fare, ricorda per chi lo fai. Pensa alla faccia che farà Annie quando scoprirà che non è più la sola. Pensa a tutto quello che potr....

Aaargh!

...Cazzo! Una fitta lancinante al ginocchio mi trascina bruscamente a terra: la tempia picchia duramente sulla pietra, mentre il ripiano che devo aver urtato mi rovescia addosso gran parte del suo contenuto: boccette, bicchieri e altra roba di vetro. Se soltanto non fossi così ridicolmente nudo... Spero che almeno non sia lo scaffale dei veleni. Attendo con pazienza che il senso di stordimento passi, quindi provo a rialzarmi: niente da fare. Il corpo, in più punti dolorante e trafitto da decine di schegge di legno e vetro, non accenna a muoversi. Chissà se sono paralizzato da qualche sostanza che mi è entrata nel sangue, per la botta che ho preso o per la volontà che mi sta abbandonando sempre di più.

Dannazione: questa stanza mi odia. Comincio a capire perché non ci sono cassaforti, glifi o altre precauzioni: è talmente stracolma di stronzate vive che non riuscirò mai a...

A un tratto scorgo un bagliore strano appena sotto la mia guancia e il cuore mi rimbalza direttamente in gola. Non posso crederci... Mi puntello sulla fronte, quindi sui palmi, sollevando a fatica la testa per osservare la lastra di pietra che credo di aver appena... rotto? Con la tempia. No, non è rotta... si è solo spostata, lasciando intravedere un intenso bagliore di vita sotto di lei. A quanto pare è una sorta di nascondiglio. Sollevarla mi costa qualche unghia, ma...

Non credo ai miei occhi, eppure non ho alcun dubbio: quello che cerco è qui, di fronte a me. Lo spettacolo, attraverso lo sguardo privilegiato di questo incantesimo, è indescrivibile: è come specchiarsi in un gigantesco, infinito cielo stellato.

Ho pensato innumerevoli volte a cosa avrei fatto qualora fossi riuscito ad arrivare fin qui: cosa aspettarmi, cosa sperare... come agire. E' buffo, perché in questo momento nel mio cervello non v'è traccia di quelle elucubrazioni. Non ricordo un solo frammento del mio piano, eppure so perfettamente come deve andare. Giro la lastra di pietra tra le mani: prima in avanti, quindi lateralmente, così da fare in modo che il massiccio angolo inferiore punti dritto al centro dell'ampolla nascosta all'interno di quel buco... quindi mollo la presa, dando l'occasione al destino di compiere il suo corso. L'aura di luce magica nascosta nel palmo della mia mano torna a sprigionarsi quando mollo la presa, per poi estinguersi di scatto non appena il cristallo va in frantumi.

Sento gli schizzi e i frammenti piovermi sul viso, sulla bocca, dentro gli occhi: un istante dopo sono faccia a terra, avvinto da una forza spaventosa che mi schiaccia contro il pavimento. Il mio corpo inizia lentamente a bruciare, come se qualcuno mi stesse iniettando della lava... o forse è ghiaccio? Non riesco a distinguere. Il dolore è pazzesco, indescrivibile, eppure non mi riesce di urlare né di muovermi. Un ultimo pensiero razionale attraversa la mia mente: e se avessi... Cerco invano di trattenerlo, ma neppure questo mi è concesso. Non posso far altro che giacere su questo talamo di pietra, immobile e impotente, mentre ogni singola goccia del mio sangue viene violentata da questa tempesta di fiamme gelate.

Annie, è così che lo hai vissuto anche tu? E' questo il prezzo da pagare per poterti raggiungere? Per poterti capire? Per poter eguagliare la tua condizione? Per poter ambire a un potere di ordine superiore? Se così fosse, vorrei poterti dire che lo sto pagando volentieri, ma in realtà non è così. Maledizione... non pensavo che fosse possibile provare un dolore simile. Forse... forse la verità è che non sono abbastanza forte per diventare anch'io essere superiore... un eletto... un Angelo Nero. Forse sono io il bugiardo... ho mentito a tutti, persino a me stesso... O magari, ora che sento la morte così vicina, scoprirò che non esiste alcun bugiardo, soltanto un oceano scintillante di menzogne che ci attira e ci sospinge verso le più atroci sventure.



... Qualsiasi cosa... Purché abbia fine...

... Voglio morire...

... Aiuto... Qualcuno mi aiuti...

... Vi prego....

William Deed - Immagine
scritto da William Deed , 04:10 | permalink | markup wiki | commenti (10)
 
10 settembre 517
Martedì 9 Maggio 2017

Sibh Céile, Muid Cèile!



Ancora nebbia bianca. Ultima volta che vista, noi lasciata stare: Judoc avvertito che male e noi dato retta. Ora noi vede e non lascia stare, anzi cammina vicino, molto vicino: silenzio e punta di piedi, come bambini che giocano a non incazzare lupo. Problema è che lupo prima o poi incazza. Quando? Judoc sembra pensare presto: suoi occhi cercano intorno, sue mani stringono già talismani di fuoco. Mia gamba spera lui sbaglia: purtroppo capita poco. Mio braccio spera lui ragione: sconfitta con Ymir brucia ancora e riempie mio cuore di brame di scontri gloriosi.

Anche mio sguardo rapito dal bianco e da cosa nasconde. Frammenti di ombre perdute vagano dentro con passo di uomini ciechi: fame li spinge verso cibo... verso noi. Conosciamo questo malanno, affligge anche altrove. Galàr na Duiseàcht. Queste terre sembrano molto funestate, ormai molto difficile estirpare. Dobbiamo capire anche noi prima che troppo tardi anche per nostre terre. Nessuna cura sembra funzionare... Solo taglio testa: la mia specialità. Falcate strette in pugno, preparo me stesso a battaglia che viene. Miei uomini pochi ma buoni: pirati, mercanti e mercenari. Non è prima volta che vendiamo nostra pelle e non sarà ultima. Niente paura di morire, niente voglia di tornare a casa con mani vuote.

Anche pattuglia soldati granduca sembrano validi e preparati: guerrieri, cerusici, erboristi. Loro dice che non è soldati ma io non crede. Non importa: obiettivo comune ci rende alleati. Judoc dice che femmina bionda ha giorni contati: sangue di demone, destino spacciato. Lui non si fida, teme tradimento. Io vedo rabbia negli occhi e passione nel cuore: entrambi vorremmo vedere meglio. Auguro morte gloriosa in battaglia, così nessuno saprà. Donna castana è maga e guerriera come Judoc: magia molto utile contro Dùiseacht. Bella e elegante, chissà se anche brava... presto vedere meglio anche lei. Cerusico con bastone disprezza Judoc: importante sopportare, nostro viaggio non è missione di conquista. Ricambieremo disprezzo dopo ultimo Duiseàcht. Cerusico con spada appuntita vuole parlare, ma non è ancora momento: prima Skogen, poi parlare.

Morrigan, rimanda tua visita a dopo rivincita Ymir. Voglio vedere terre e città oltre Skogen, dice che lì sanno come per non essere morsi. Voglio vedere la Mantide.

E' tempo diradare questa nebbia. Stringete armi in pugno, guerrieri di Ilsanora! Affianchiamo i soldati granduca e riempiamo loro orecchie con scairt di battaglia Mobogiòn: Sibh Céile, Muid Cèile!

Aiden Marnach - Immagine
scritto da Aiden Marnach , 01:58 | permalink | markup wiki | commenti (5)
 
26 agosto 517
Giovedì 26 Gennaio 2017

Ritorno a Casa



Così finisce, dunque. Tredici giorni per ricostruire cosa è successo, attribuire le responsabilità, stabilire le pene ed emettere la sentenza, per poi lasciare il campo al boia. Il risultato di tutto questo oscilla senza vita di fronte a me. E' notte, ad Angvard. Il coprifuoco proibisce a tutti di vedere questo spettacolo, con la sola eccezione di quanti ricoprono un ruolo attivo nei reparti militari della città.

Il capitano Alman è stato tra gli ultimi ad andarsene. Mi ha consigliato di venire via con lui, risparmiandomi la vista ulteriore di questa ennesima, incomprensibile sconfitta. Vorrei poterlo fare: vorrei poter muovere queste gambe, che giacciono impietrite come e più del braccio di legno che le unghie della mano destra tormentano invano da ore. La verità è che non posso muovermi. Non posso far altro che restare qui a guardare questa amara rappresentazione della giustizia di Dytros, una sagoma indistinta di una persona che credevo di conoscere e che adesso non esiste più.

Cosa ti hanno fatto, esattamente? Quale oscuro potere è stato capace di spingerti fino al punto di cospirare contro i tuoi compagni? Hai scelto di non dirlo, neppure sotto tortura. Il capitano Alman è convinto che tu fossi una spia sin dall'inizio. Questo significa che ci hai sempre presi in giro? Che i soldati che hai affrontato e ucciso insieme a noi erano tuoi alleati? No, io non lo credo. Non posso credere che i momenti che abbiamo condiviso per mesi fossero artefatti. Questa ipotesi non ha alcun senso: la verità, quale che sia, sprofonderà insieme a te negli abissi della fossa riservata ai traditori.

Durante il processo i magistrati hanno ricostruito almeno tre momenti distinti in cui ti saresti recato a Ghaan. Mi chiedo se in quei viaggi tu abbia davvero incontrato Nico o se si sia trattato soltanto dell'ennesimo imbroglio crudele volto a sovvertire la mia lucidità. Se così fosse, le spie sin dall'inizio sarebbero addirittura due. Impossibile. Non tu, men che meno lui. C'è qualcosa che non abbiamo capito, che ancora non sappiamo: qualcosa di terribile e disumano che ha il potere di sopprimere il nostro arbitrio lasciandoci in vita, come e più della Morte che Cammina. E' questo che ti è successo, Daryl? E' questo quello che è successo a Nico? Se così fosse, la morte che hai trovato oggi non ha alcun significato: chissà da quanto tempo non eri più dentro quel corpo. Chissà quando sei morto davvero: a Ghaan, probabilmente, magari insieme ad altri che ora camminano in mezzo a noi.

Chissà quando siete morti. Chissà chi è stato a uccidervi e come ha fatto.

Ebbene, se è davvero così, sappiate che io lo scoprirò. Anche io, come voi, sono stata a Ghaan e fatta a pezzi: ma gli Dei mi hanno concesso di restare in vita e, nonostante tutto, certa di essere ancora me stessa. Per questo vi lascerò battere nel mio cuore: vi chiedo di darmi la vostra fiducia e la vostra forza, di assistermi nel compimento di questa ricerca: prometto a quel che un tempo eravate che non mi fermerò, fino al giorno in cui troverò la luce o fino a quando questa non cadrà per sempre dai miei occhi. Possa l'ombra di ciò che eravate accompagnarmi in questa missione, possa il vostro ricordo agitare il sangue che ancora scorre nelle mie vene.

Da domani non sarò più un soldato di Angvard. La mia scelta non ha destato alcuno stupore: al di là dell'esito del processo la mia presenza è diventata fonte di imbarazzo per l'esercito, per Lord David e per Lady Yara. Ho pensato che fosse meglio farmi da parte, uscire di scena per qualche tempo. Svolgerò le mie ricerche da sola, senza gravare ulteriormente sulle spalle di questa città. Alcuni giorni fa ho chiesto di parlare con il Tenente Vonner dell'esercito di Uryen. Ho saputo che sono alla ricerca di un volontario per uno strano esperimento che stanno preparando insieme a uno Stregone che lavora con loro, collegato in qualche modo agli esiti della loro ultima impresa. Si tratta di una ricerca molto rischiosa, il cui successo potrebbe cambiare le sorti della guerra. Ho pensato che andare a Uryen potesse essere una buona soluzione: sono più avanti di noi nell'osservazione e nell'analisi di questi fenomeni, oltre ad essere soldati coraggiosi e validi alleati.

Poi Lady Yara è venuta a trovarmi. Mi ha abbracciata forte, tenendomi stretta e lasciandomi sfogare, quindi mi ha chiesto di restare ad Angvard con lei: non più come soldato, ma come sua compagna d'armi. La sua richiesta è stata come una stretta al cuore. Come posso accettare nelle condizioni in cui mi trovo ora? Non c'è alcuna possibilità che io sia meritevole di cotanta fiducia. Non sono che l'ombra di ciò che ero, di ciò che lei ricorda: un riflesso diafano e menomato costretto a stordirsi per chiudere gli occhi, che non è neppure in grado di ricambiare il suo abbraccio.

Yara Raleigh - Immagine 3

Eppure, so che devo farlo. Se Yara ha deciso di credere in me in un momento come questo non posso deluderla, non di nuovo. Non so come potrò credere ancora in me stessa e nelle mie capacità, ma se lei sente di poter ancora riporre in me la sua fiducia significa che devo costringermi a farlo, perché non vi è alcuna possibilità che il suo giudizio possa essere in errore. Accetterò dunque il suo invito, consapevole di tutti i miei limiti oggi come allora, impegnandomi a fondo per rendermi degna di poter varcare nuovamente la soglia del tempio da cui mi sono allontanata molti anni fa. Il tenente Vonner sarà sollevato, non era a suo agio al pensiero di aver dato a un soldato appartenente a un altro esercito l'idea di sottoporsi a una procedura potenzialmente mortale. Resterò ad Angvard, orientando le mie ricerche a partire da qui. Non sarà facile, eppure so che è la cosa giusta da fare. L'unica cosa da fare. Il solo modo che realmente mi resta per far sì che la morte delle vostre coscienze non sia stata vana, per rendere rendere giustizia al vostro ricordo fino a quando la luce non cadrà per sempre dai miei occhi.

Possa l'ombra di ciò che eravate accompagnarmi in questa missione, possa il vostro ricordo agitare il sangue che ancora scorre nelle mie vene.

Preghiera - Immagine
scritto da Crystal Kanban , 04:36 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
12 agosto 517
Martedì 16 Agosto 2016

Un giorno prima dell'Apocalisse



Da questo lato del Traunne non mi riesce proprio di dormire. Non appena chiudo gli occhi rivivo l'ansia e l'orrore di quella notte trascorsa nella cripta, un ricordo da incubo di cui probabilmente non mi libererò mai.

Accadde l'anno scorso, all'inizio di maggio, subito dopo la missione al cimitero di Cantor. Il plotone che mi accompagnava fu intercettato da un gruppo di soldati, che poi si rivelarono essere degli alleati: in quel momento non potevamo saperlo, però.

Ricorda, Alyster: questa è una guerra degli uomini. E' da loro che dovrai guardarti più di ogni altra cosa.

Le parole di padre Valon non mi lasciavano scelta: non potevo rischiare che le prove raccolte nella cripta ci venissero sottratte da una pattuglia di soldati di Acab o di Ghaan, così presi la decisione di sparire. Ricordo il rumore dei miei passi sull'erba, il buio assoluto di quella notte priva di luna. Correvo nell'oscurità, avvolto dalle tenebre, il coltello e la pergamena staccati dal muro di quella cripta maledetta stretti nelle mani. Quel luogo era pieno di Risvegliati: ne avevamo incontrati diversi, al cimitero. Si erano palesati all'inizio del rituale, per poi inseguirci fuori.

All'epoca non ne sapevamo ancora molto: non io, almeno. Non avevo idea del ruolo delle creature note come Res Informia che trovammo in quella cripta, né di come poter definire quell'abietto simulacro di resurrezione della carne: una maledizione oppure una malattia? Ricordo però che di due cose ero assolutamente certo: che la notte fosse il loro elemento, e che di lì a poco mi avrebbero raggiunto. Mi sembrava di sentirli, mentre correvo: lenti ma inesorabili, pronti ad attendere il momento in cui sarei crollato a terra, esausto e incapace di muovere un altro muscolo.

La guerra degli uomini. Non sono in grado di comprenderla oggi, quella frase, figuriamoci allora. Quando caddi tra le foglie, consapevole di essere circondato, ricordo di aver dubitato di quelle parole. Come poteva Padre Valon affermare una cosa del genere, se la terra che dovevamo riconquistare brulicava di creature immonde? Che senso poteva avere incrociare le armi tra stendardi diversi, fino a quando fossero esistiti quegli esseri rabbiosi? In quel momento mi sentivo spacciato, eppure non volevo che quelli fossero i miei ultimi pensieri. Con la forza della disperazione riuscii a rialzarmi, rimettermi in piedi e ricominciare a correre.

Percorsi cento, forse duecento passi prima che il terreno venisse nuovamente a mancarmi sotto i piedi: stavolta però non era una radice, ma una vera e propria buca nel terreno. Ricordo la sensazione di terrore assoluto durante la caduta, l'attesa interminabile dell'impatto, la paura di rompermi le gambe, lo spettro di una morte lenta nelle profondità del suolo. Il dolore forte e improvviso in conseguenza della caduta, quindi la sensazione di annegare in una pozza di fango dall'odore nauseabondo. Ricordo, più di ogni altra cosa, la tentazione fortissima di restare con la testa sotto, nella disperata ricerca di un destino migliore di quello che mi sarebbe toccato di lì a poco: assistere impotente al risveglio dei mucchi di ossa secolari che con tutta probabilità mi circondavano, per poi diventare il primo pasto della loro nuova non-vita.

Buca nel terreno - Immagine

Ancora una volta fu la forza della disperazione ad avere la meglio sulle mie paure. Il buio pesto che mi aveva inghiottito era circondato da pareti di pietra che, al tatto, sembravano di chiara fattura umana. La cripta c'era, i cadaveri no. O forse si, ma il morbo non era ancora giunto ad infettarli. Rimasi lì per molte ore, nella speranza che il fango che mi ricopriva riuscisse in qualche modo a nascondere il mio odore. Potevo sentire i loro rantoli, sopra di me: instancabili predatori alla ricerca di una preda fuggita chissà dove.

Se ne andarono soltanto dopo molte ore, poco prima dell'alba. Non so come, trovai le forze per emergere da quella tomba e trascinarmi fino al molo. Fu lì che, dopo una attesa interminabile, venni soccorso da Jebediah e dalla sua barca a remi. Ero salvo. La missione era salva. Pyros aveva protetto la mia prima notte al di là del fiume.

"Alyster, il tenente vuole vederti".

La voce di Robyn mi riporta al presente. Sono di nuovo qui, a non molta distanza dal luogo di quell'incubo e in procinto di scendere in un'altra tomba. Mancano poche ore all'inizio dell'ultima fase dell'operazione. La mia giovane attendente mi guarda, i suoi occhi azzurri risplendono alla luce della lanterna. Preferirei che non dormisse così vicina alla mia tenda: un atteggiamento più formale aiuterebbe a tenere le distanze, semplificando un pò le cose. Ma le cose non sono mai semplici, da queste parti. Nel ringraziarla, le suggerisco di dormire un pò: queste ultime ore saranno le peggiori. La saluto ed esco dalla tenda, dove mi attende il soldato scelto che è venuto a condurmi verso la tenda di Ramsey. La tempesta sembra essersi chetata, lasciando dietro di sé un'aria irrespirabile e carica di umidità.

Robyn Macht - Immagine 2

Non fidarti di lei, Alyster. Per quanto ne sappiamo potrebbe essere una spia di Ghaan o di qualche pezzo grosso di Greyhaven interessato a capire bene cosa sta succedendo qui. Falla sentire a casa, ma ricorda a te stesso che è un ospite. Lascia che si avvicini a te, ma non avanzare di un passo verso di lei: studia ogni sua mossa, guarda dentro il suo fuoco e fai tesoro di quello che vedi.

Le parole di Padre Valon tradiscono l'esperienza del soldato veterano, uno che di guerre degli uomini ne ha combattute parecchie. Se questa ragazza è davvero una volpe, ha scelto il pollaio sbagliato. Io non devo far altro che mettere in pratica le istruzioni del prevosto e dar seguito alle sue strategie, fino a quando le indagini che sta facendo fare sul suo conto non porteranno qualche certezza. Spero che si sbagli, lo confesso: in questo momento non abbiamo certo bisogno di altri nemici o traditori. No, non è solo questo. Robyn è la prima veste bianca che mi è stata assegnata, una delle poche ad aver risposto al grido di dolore di queste terre martoriate: è una ragazza intelligente ed una buona osservatrice... è troppo sperare che possa essere davvero dalla nostra parte?

Ramsey è in piedi di fronte al tavolo, affiancato dal soldato a comando del plotone 12. Di fronte a loro c'è una grande mappa della collina ricoperta da chicchi di grano disposti in maniera regolare. Una grande X marca uno dei punti d'accesso aperti negli ultimi giorni.

Ramsey la indica, poi mi guarda. "Ci caleremo da qui. Obiezioni?"

Nessuna: è perfetta. Se la struttura del cimitero è la stessa di Cantor, è una delle entrate più vicine al nostro obiettivo tra quelle a disposizione. Osservo le altre, cercando di capire quale sarà quella che utilizzeremo per uscire. Ramsey segue il mio sguardo, poi sposta il dito al centro della collina. "Noi non usciremo: stando a quello che dice Joden, quando avremo finito sarà più sicuro restare dentro". Joden annuisce, con l'aria di chi non ha dubbi. Sapere che "dentro" ci sarà anche lui mi tranquillizza: al tempo stesso, l'idea di restare nuovamente intrappolato all'interno di una cripta sotterranea mi fa gelare il sangue nelle vene.

"La pioggia non ci aiuterà, vero?" E' una domanda stupida, ma ho bisogno di cambiare discorso. Ramsey scuote la testa: "Se piove siamo disarmati, quindi non se ne fa nulla". Poi mi guarda. "Ora non metterti a pregare che ricominci, però", aggiunge con un mezzo sorriso. Annuisco, ricambiando il sorriso. E' così evidente la mia paura? Per uno come Ramsey immagino di si. Non preoccupatevi, tenente: non ho intenzione di rinunciare a questo obiettivo, né potrei immaginare un giorno migliore di domani.

Altri soldati ci raggiungono di lì a poco, per discutere dei vari aspetti di quella parte del piano che ci compete: la maggior parte sono di Uryen, qualcuno fa parte dello squadrone di Greyhaven. Il caporale Jaeger mi batte la sua poderosa mano sulla schiena: "come sono andati i lavori, reverendo? E' pronta a cantare, questa campana?"

E' pronta, si. Montarla a quel modo non è stato facile, ma avevamo il migliore carpentiere del Corno del Tramonto a darci una mano. Parlare con Garruk mi dà forza, mi aiuta a sentirmi parte del gruppo... ma soprattuto rende meno insopportabile l'attesa: lui lo capisce e mi fa altre domande, fino al momento in cui veniamo tutti congedati. Uscendo dalla tenda, mi allunga una fiasca: "vuoi un sorso? E' roba buona, vino degli elfi: ne ho due botti piene nascoste al porto, non fare complimenti". Declino garbatamente l'offerta, spiegandogli in due parole la Regola di Kayah. "Cazzo, che inculat... voglio dire, che fregatura: v'ha tirato un pacco mica da niente, questa Kayah". Alzo le spalle.

"Ma quindi, manco con..." e indica in direzione della mia tenda. Scuoto la testa: macché. Anzi, con lei vale doppio, gli dico. Mi guarda con aria delusa, poi mi butta quasi a terra con un'altra pacca sulla spalla. "Bella lì, reverendo: dai, che tra poco li facciamo neri". Poi si allontana, trangugiando quel che resta nella fiasca.

Torno alla mia tenda, immerso nei pensieri. Quando sento le prime gocce di pioggia vengo invaso a tradimento da una sensazione di sollievo che mi fa vergognare profondamente. Robyn è lì ad aspettarmi, con la veste bianca imperlata delle prime gocce.

"Non dovevi aspettare qui", le dico con espressione seria.

"Tanto non sarei riuscita a prendere sonno". I suoi occhi brillano alla luce della lanterna, indecifrabili. Fa per aggiungere qualcos'altro, ma si ferma subito.

Per un attimo scende il silenzio, mentre la pioggia continua a farsi beffe di noi.

"Vai a dormire, Robyn: è un ordine". Lei abbassa il capo e si congeda. Con lei vale doppio, ripeto a me stesso mentre mi passa di fianco.

Queste ultime ore saranno le peggiori.

Robert Forge - Immagine 2
scritto da Alyster Frear , 01:52 | permalink | markup wiki | commenti (3)
 
11 agosto 517
Venerdì 12 Agosto 2016

Due giorni prima dell'Apocalisse



Il vento si sta alzando, portando con sé il rumore indistinto di un tuono lontano. Se continua così, tra non molto sentirò le prime gocce. Mio padre lo aveva detto che oggi avrebbe piovuto, quando ancora c'era un sole che spaccava le pietre: su queste cose non sbaglia mai.

I giorni pari mi viene da chiedermi perché l'ho fatto. Al porto di Lagos le cose stavano filando alla grande: nessuno sospettava nulla, neppure Marino. Ancora poche settimane e avrebbero fatto il colpo, dopodiché me ne sarei andata con la cassa e tanti saluti. Non sarebbe neanche stato un vero crimine, in fondo: rubare ai ladri che rubano ai ladri che hanno rubato ai ladri. Una catena talmente lunga da far dimenticare a tutti di chi fossero, quei soldi. Avevo anche deciso cosa farci, con quel gruzzolo: metà a mia sorella, il resto per un lasciapassare e un posto su una carovana diretta ad Amer. Dicono che sia pieno di nani, da quelle parti... tanto meglio. Mi stanno simpatici, quei covoni di barba: mi fanno sentire alta.

Invece, come sempre, ho lasciato tutto a metà. Chissà se lo hanno fatto lo stesso, il colpo: ne dubito, ma non si sa mai. La roba che avevo rimediato non si trova facilmente, con la morìa di erbaioli che c'è stata... di certo non possono comprarla alla bottega di Meera. Conoscendo Marino e i suoi compari, sarà andato tutto a puttane: letteralmente.

I giorni pari ci ripenso e a tratti mi sembra persino che fosse un buon piano. O forse no, non lo era, ma sempre meglio che aspettare la morte a Lagos, a Uryen... o qui, ai piedi di questa collina al di là del Traunne. Mi chiedo perché ho scelto di restare, come i tanti che mi circondano e che ogni giorno si fanno il mazzo intorno a me, insieme a me. Padre Valon e Padre Alyster dicono che lo stiamo facendo per una causa più grande di noi tutti, ma in fondo lo so che è una cazzata: il vento della fede non soffia granché, da queste parti... E' a malapena sufficiente per alimentare le due fiammelle di Pyros che mi stanno venendo incontro: premurose come sono, vorranno di certo chiedermi se ho bisogno di qualcosa.

"Lady Astor, avete bisogno di qualcosa?"

Lady Astor suona proprio bene, non penso che mi stancherò mai di sentirlo. Scuoto la testa, mentre continuo a preparare il cataplasma. "No May, ti ringrazio". Annuiscono entrambe, poi restano in piedi ad osservarmi. Sono due tipe molto diverse, ma hanno entrambe un gran bel viso: chissà se le scelgono fighe apposta, per far venire voglia di entrare in chiesa.

No, non c'è nessuna grande causa a spingerci a restare. Se siamo ancora qui, se lottiamo per restare ancora qui, è perché queste lande, queste colline, queste montagne coperte di nebbia sono la nostra casa. Il che è buffo, perché siamo in pochi ad essere nati qui: la maggior parte dei soldati di Uryen viene da sud o da est, per non parlare di quelli di Dossler o di Greyhaven. Veniamo da mondi diversi, ciascuno con le sue regole, credenze e tradizioni: e anche se bene o male parliamo la stessa lingua, a volte facciamo fatica a capirci. Eppure, l'assurdità di quello che sta accadendo è talmente distante da ciascuna delle nostre realtà da renderci tutti vicini, fratelli, alleati: no, più che semplici alleati... compagni d'armi, disposti a tutto pur di difendere quello che è nostro.

Finisco il lavoro, poi passo al prossimo. Mio padre mi ha detto di farne parecchi, a quanto pare si aspetta diverse decine di gambe rotte, storte e lussazioni. Le paladine mi guardano prepararne un altro paio, poi tornano a lavorare ai loro preparati. Anche loro, a quanto pare, sono più brave con il mortaio e il pestello che con la spada. Soprattutto June, quella più silenziosa, mi sembra avere un certo talento con gli unguenti, gli infusi e le erbe in generale.

June Vogel - Immagine 2

E' probabile che entrambe abbiano visto e toccato più piante di me: a Greyhaven gliele portano col carro, qui ce le dobbiamo andare a cercare una foglia per volta sotto chili di neve o sopra quintali di letame. Chissà come se la caveranno quando toccherà usare tutto questo ben di dio sulla pelle dei malcapitati che ne avranno bisogno: suppongo che quello sia un paio di maniche che non capita di indossare spesso nella Contea capitale. Eppure sono qui, pronte a dare il loro contributo. Il loro mantello risplende dei colori di Pyros, il dio del coraggio e del sole: se la pioggia dà fastidio a me, figuriamoci a loro.

Il maestro paladino che le accompagna mi sembra un tipo in gamba: non le perde mai di vista, di certo ha il compito di proteggerle. Parla poco, ma riesce comunque a dare una sensazione rassicurante. Chissà se si conoscevano da prima o si sono incontrati per la prima volta da queste parti.

Chissà quanti funerali dovranno celebrare.

Sollevo gli occhi in direzione della collina: mi chiedo quanti di quei soldati moriranno. Sono lì da prima che arrivassimo e lavorano senza sosta. Cosa staranno facendo? Da questa distanza non si vede molto, solo qualche bandiera di Uryen e Greyhaven che sventola al soffiare del vento del Nord.

Nessuno sa bene quale sia il piano, ogni unità conosce solo lo stretto necessario per fare la sua parte. La nostra, guidata da mio padre, si occuperà di assistere i feriti, avere pietà dei morti e recuperare i dispersi: la prima attività mi è congeniale, le altre due molto meno. Ma i dubbi che mi attanagliano sono altri: se a un terzo delle nostre forze è stato dato il compito di svolgere queste mansioni, cosa attende gli altri due? Non lo so. Ho un cattivo presentimento. I giorni pari, quei giorni a volte vorrei davvero essere altrove. Ma oggi è un giorno dispari, ed è qui che voglio stare: insieme ai miei compagni d'armi, per una casa più grande di noi tutti. La nostra casa.

I nembi grigi si addensano all'orizzonte, implacabili. Mio padre l'aveva detto, che stanotte avrebbe piovuto.

Vedrai che funzionerà, Astor. Deve funzionare.

Speriamo che vada tutto bene.


Astor Wake - Immagine 3
scritto da Astor Wake , 03:33 | permalink | markup wiki | commenti (3)
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