Il processo
Il processo è stato istituito formalmente alla fine di giugno del
518 in conseguenza dell'arrivo di
Corvin Halbrecht in qualità di Inquisitore per conto del
Tribunale della Santa Inquisizione di Krandamer.
Motivazioni
L’istituzione del processo è dovuta principalmente a una richiesta scritta effettuata da
Veeda Dossler, Sorella Custode del
Priorato di Dossler, corredata dalla copia di una serie di evidenze documentali attestanti una persistente e documentata instabilità dottrinale all’interno del burgraviato di
Uryen, nonché alla presunta tolleranza, se non complicità, delle autorità locali. Le evidenze in questione sono state raccolte dai protagonisti della
Campagna di Uryen nel corso degli eventi narrati nella cronaca
Echi di Tramontana.
Svolgimento
Il processo si è svolto dal 4 luglio al settembre
518 e, come di consueto, è stato articolato in tre fasi:
- fase istruttoria, nella quale sono state raccolte le evidenze e le testimonianze di chi ha fornito gli elementi accusatori
- fase interrogatoria, nella quale sono stati convocati e ascoltati gli interessati
- fase di discernimento, nella quale i giudici si sono riuniti per raccogliere le informazioni e scrivere la sentenza
Nel corso del processo è emersa la presenza evidente di una serie di abusi di giurisdizione, irregolarità nell’amministrazione della giustizia e un progressivo indebolimento dell’autorità ecclesiastica nel territorio, fenomeni che potevano essere interpretati soltanto come segnali di una degenerazione strutturale del potere burgraviale.
Sentenza
La sentenza viene pronunciata il 20 settembre del
anno 518 ed è accompagnata dalla promulgazione di un editto, proclamato in nome e per conto del Duca di Surok, in considerazione del fatto che le disposizioni in essa contenute comportano rilevanti sconvolgimenti di natura politica e territoriale.
Il tribunale ha riconosciuto l’esistenza di una responsabilità grave e sistemica nella gestione del burgraviato di
Uryen, ritenendo accertata una reiterata tolleranza nei confronti di pratiche eterodosse favorite da un colpevole esautoramento dell’autorità ecclesiastica locale. In virtù di tali conclusioni sono state comminate le seguenti condanne:
- il Lord Protettore Dieber Vorsel è stato dichiarato indegno del titolo burgraviale, con conseguente revoca per spoliazione e contestuale decadenza di ogni prerogativa militare e giurisdizionale a esso connessa.
- Sir Gadman Scherer, Sir Orstein Bach, il sergente maggiore Tom Weiss, Lady Robyn Macht e altri sei individui identificati come alchimisti, ricercatori e soldati mercenari legati agli ambienti dell'università di Greyhaven sono stati condannati a morte per aver sostenuto attivamente la condotta di pratiche contrarie alla Fede e alla Morale.
L’editto a corredo della sentenza ha inoltre disposto:
- la revoca di una serie di condanne emesse in nome e per conto di Lord Dieber Vorsel in qualità di burgravio di Uryen, giudicate illegittime ovvero strumentali alla soppressione del dissenso. Tra queste vi sono la condanna a morte di Garruk Jagger per l'omicidio di sir Gadman Scherer (benché già comminata da Lord Dieber Vorsel poco prima di essere destituito) e la diserzione operata dai Disertori della Rinascita nel dicembre dell'anno precedente.
- la revoca dell'esilio imposto alla famiglia Treize nell'anno 515.
- la soppressione del burgraviato di Uryen e la conseguente ricomprensione dei suoi territori all’interno della ripristinata Baronia di Treize, assegnando il feudo a Lord Logan Treize, discendente diretto del defunto Lord Foster Treize, al quale viene concesso il titolo di Barone.
- la nomina di Garruk Jagger a comandante della Rocca di Tramontana.
- l'istituzione della rinnovata diocesi di Treize, con sede nella ormai pressoché ricostruita Chiesa di Uryen (che viene con l'occasione riconsacrata con il nome di Chiesa delle Ceneri), guidata dal Prevosto Valon Treize e gestita da Padre Alyster Frear.
Retroscena
Nonostante il processo abbia riconosciuto formalmente una responsabilità sistemica nella gestione del burgraviato di
Uryen, il Lord Protettore
Dieber Vorsel è riuscito a evitare la condanna a morte grazie a una serie di testimonianze convergenti e prove documentali prodotte nel corso della fase interrogatoria e, soprattutto, durante il discernimento finale: tali testimonianze sono riuscite ad attestare una sostanziale estraneità di
Dieber Vorsel alla conduzione operativa delle pratiche eterodosse e agli abusi amministrativi emersi nel processo.
Tali elementi hanno contribuito in maniera decisiva a escludere nei suoi confronti l’ipotesi di una condanna capitale, inizialmente ritenuta plausibile da parte di alcuni membri del tribunale. La responsabilità principale è stata dunque fatta ricadere sulle personalità che hanno amministrato di fatto il potere burgraviale, in particolare su Sir
Gadman Scherer e sui suoi collaboratori principali, ovvero sir
Orstein Bach, il Sergente Maggiore
Tom Weiss e Lady
Robyn Macht, ritenuti gli effettivi promotori e garanti del sistema di pratiche contrarie alla Fede e alla Morale.