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« Tra tre lune io ventinove cicli, io grande festa. Io nato giorno di.... luna gigante »
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Arles Giuly

[personaggio]
personaggio
Titolo:
Sir
Razza:
Umano
Sesso:
maschio
Nato/a il:
18 luglio 478
Altezza:
182 cm
Peso:
80 kg
Ruolo:
amico
Tipo:
PNG
Giocatore:
sconosciuto
Sir Arles Giuly, Guardiano del Tempio dell'Ordine di KayahSir Arles Giuly è un Paladino dell'Ordine di Kayah con il grado di Guardiano del Tempio, ed è a capo del Ricetto del Monastero dei Padri di Noyes, nella Baronia di Chalard, Ducato di Amer.
E' noto per essere un formidabile combattente, un istancabile esploratore e un uomo dalla enorme dedizione alla causa. La sua fede incrollabile lo ha sostenuto in moltissime missioni pericolose, l'ultima delle quali, la Guerra di Benson, lo ha visto protagonista di molte peripezie che hanno messo in serio rischio la sua stessa vita.
E' ritornato a Chalard nell'inverno dell'anno 517 in seguito ad una grave ferita, ed in breve ha ripreso il comando nel Ricetto di Noyes.

La giovinezza

Sir Arles è nato in un sobborgo di Annecy, figlio di un barcarolo e di una locandiera, ed ha trascorso l'infanzia insieme a una banda di fratelli e cugini, scorrazzando nei vicoli del porto in totale libertà.
Non si può certo dire che i suoi familiari lo abbiano educato alla fede, tutt'altro. Tanto il padre era un uomo gretto e disonesto, tanto la madre era disinteressata a lui e ai suoi fratelli, volgare e avida.
Il piccolo Arles era un bambino sveglio, sin da piccolo iniziò coi furtarelli, distinguendosi per scaltrezza e coraggio. Attirò così l'attenzione di un delinquente del posto, noto come l'Uomo Scimmia, che lo prese al suo servizio, facendogli svolgere i più disparati incarichi.

Il mendicante

Sembrava bene indirizzato verso la malavita, quando fece l'incontro che gli cambiò l'esistenza.
Era la sera della Rinascita dell'anno 495.
Arles e alcuni amici e cugini stavano recandosi in una bettola per festeggiare la Rinascita con una bella sbronza, e magari con la compagnia di qualche compiacente fanciulla, quando il gruppetto incappò in un mendicante cieco che chiedeva l'elemosina. Ci fu uno scambio di battute, volò qualche insulto e, senza quasi rendersi conto della situazione, Arles si trovò ad assistere al pestaggio del pover'uomo. Mack Cinq, il più grande della combriccola, e il più violento, assestò un colpo micidiale alla nuca del vecchio mendicante, che cadde a terra privo di vita.
Al momento di disfarsi del cadavere l'ingegno di Arles si rivelò fondamentale. Mentre i suoi più violenti e impulsivi compagni erano nel panico, lui seppe improvvisare e riuscì a far finire il corpo del mendicante nel fiume senza che nessuna guardia se ne accorgesse. Ed il mendicante scomparve tra le acque nere del Duras.
Il gruppo di giovinastri si diresse nuovamente verso la bettola, ridendo istericamente per l'accaduto. Arles li seguiva qualche passo indietro, inquieto. Fu allora che mise una mano in tasca e vi trovò una medaglietta di legno rozzamente lavorata, legata ad un laccio di cuoio strappato. Sicuramente apparteneva al vecchio mendicante e, spostandolo, gli doveva essere finita in tasca.
Arles la guardò meglio, raffigurava una santa, Santa Erika, molto venerata presso una cappella non distante dal sobborgo di Flers.
Quella sera, in taverna, Arles non si divertì.

Lani Ryker

L'indomani, quando ancora i suoi compagni di malefatte dormivano, Arles decise di recarsi alla cappella di Santa Erika, per riportare la medaglietta. Gli sembrava davvero troppo brutto portarsela dietro, e anche buttarla via. Così di buon'ora raggiunse la cappella, con l'intento di lasciarla lì e andarsene.
Era il giorno della Rinascita, la cappella era addobbata e c'era già parecchio movimento. Arles esitò a lungo prima di trovare il coraggio di entrare. Ma appena dentro rimase a bocca aperta: accanto alla statua di Santa Erika, in piedi con le braccia piene di fiori, c'era una ragazza, la più bella che lui avesse mai visto in vita sua. Capelli dorati, occhi grandi e neri, esile ed elegante nei movimenti. Arles se ne innamorò all'istante.
Il corteggiamento serrato e senza scrupoli che ne seguì portò l'innocente Lani Ryker, nipote del Sacerdote della cappella, in pochi giorni tra le braccia di Arles.

La doppia vita

Per i mesi seguenti Arles condusse una doppia vita. Da un lato era l'innamorato ingordo ma sincero di Lani, dall'altro continuava a essere uno scagnozzo dell'Uomo Scimmia, e svolgeva per suo conto incarichi di ogni genere: minacce, furti, pestaggi.
Nell'ottobre dell'anno 496 Lani rimase incinta. La notizia scatenò una reazione contraddittoria in Arles, felice e insieme preoccupato che i nodi irrisolti della sua vita arrivassero al pettine. Provò ad organizzare il matrimonio che la ragazza si aspettava, ma non aveva previsto la reazione di Mack Cinq, suo rivale dai tempi del mendicante.
Poco prima che si svolgessero le nozze, quando Lani era già avanti con la gravidanza, Mack e alcuni dei suoi inscenarono un incendio nella cappella e nella casa canonica dove Lani viveva con suo zio. Doveva essere soltanto un gesto dimostrativo ma, come spesso accade, sfuggì dal controllo dei suoi autori.
La cappella fu distrutta, la casa canonica pure. Lo zio di Lani perì nel tentativo di salvare la nipote, che comunque riportò ustioni tremende. Sopravvisse soltanto poche settimane, sufficienti a dare alla luce una bambina a cui fu dato il suo stesso nome, Lani Ryker Giuly.

La vendetta e la conversione

Arles fu feroce nel vendicarsi. Molti li colpì direttamente di suo pugno, altri fece in modo che fossero catturati dalle guardie e messi a morte. L'organizzazione dell'Uomo Scimmia crollò e il suo capo fu trovato morto con la testa fracassata.
In tutto questo la piccola Lani era tenuta a balia da una donna di Flers, Solimene Blanche, che aveva perduto il suo bambino neonato per colpa di una polmonite, e che si affezionò a lei in modo viscerale e materno. Solimene aveva già altri due figli, Nicolette e Paul, che iniziarono a voler bene a Lani come ad una sorellina.
Arles intanto continuava la sua guerra solitaria contro le persone che gli avevano strappato quanto aveva di più caro al mondo. Eppure il suo nemico Mack continuava a sfuggirgli. Inutili furono le indagini, le ricerche, niente da fare. Fino a quando, dopo diversi mesi, si seppe che un uomo molto simile a Mack era stato visto in compagnia di un certo Henrick Ragnar, a Nekkar.

La setta della Corona

Con cautela Arles si avvicinò a Ragnar. Si rese subito conto che doveva trattarsi di una persona molto particolare, difficile da raggiungere. Si finse disposto a entrare nella sua orbita e lentamente, con un lungo e paziente lavoro, riuscì ad essere introdotto nella setta della Corona, di cui Ragnar era uno dei capi.
Trascorsero alcuni mesi, durante i quali Arles svolse incarichi minori per la Setta della Corona, mentre la sua ripugnanza cresceva a dismisura. Dal solo bisogno di vendetta nei riguardi del suo vecchio nemico, l'astio e lo sdegno si allargarono a coprire le intere attività malavitose dell'organizzazione segreta. Arles proseguì a darsi da fare, ma nel mentre raccoglieva prove, informazioni sui contatti, i covi, tutte le ramificazioni della Setta della Corona.

Vendetta di sangue

Arrivò il gennaio dell'anno 498. Per la prima volta Arles si ritrovò faccia a faccia con Mack Cinq, che in passato aveva accuratamente evitato. I due erano stati inviati a riscuotere dei crediti di un certo strozzino al casino di caccia del figlio irrequieto e spendaccione di un Dominus. Da soli, nella boscaglia innevata, i due avanzavano in silenzio, cupamente.
Entrambi erano consapevoli della loro irrisolvibile inimicizia, e sapevano che uno solo dei due sarebbe uscito da quel bosco.
Il primo ad attaccare fu Mack, d'improvviso. Colpì con una pugnalata Arles al fianco. "Senza rancore, fratello, tu avresti fatto lostesso", gli disse ansimando mentre ritraeva la lama insanguinata. Arles non cadde. Aspettava da tempo questo momento, estrasse il pugnale e si gettò sul nemico con una violenza disperata che gli fece dimenticare il dolore. I due si rotolarono nella neve, colpendosi ripetutamente a vicenda. Infine Mack rimase a terra, e Arles infierì a lungo sul suo corpo senza vita.

Fuga e testimonianza

Ansimante, sporco di sangue e ferito, Arles si alzò infine dalla carcassa del suo nemico, e barcollando si incamminò verso Sud. Non aveva una meta precisa, ma sapeva di non poter tornare in città, e di dover quanto prima denunciare i traffici della Setta della Corona a qualcuno in grado di intervenire. Ovviamente la Guardia era fuori discussione, e già Arles aveva chiaro in mente che si sarebbe dovuto rivolgere alle autorità ecclesiastiche.
Per riprendersi dalle ferite e rendersi minimamente presentabile, Arles si introdusse nella casa di una famiglia di boscaioli, li convinse di essere stato vittima di un assalto di banditi, e fu curato e nascosto per un paio di giorni, finchè il padrone di casa, ingelosito dalle attenzioni che la giovane moglie riservava al ferito, lo sbattè fuori di casa.
Ancora malconcio, ma già in condizione di viaggiare, Arles oltrepassò il fiume ed entrò nel territorio della Baronia di Chalard.
Come un mendicante si presentò al Monastero di Foucault, trovò riparo e chiese udienza all'Abate, Padre Jaques Emil.
L'idea di Arles era di dare all'Abate solo indicazioni pratiche, indizi e prove per permettergli di denunciare i criminali di Nekkar, ma i modi accoglienti e diretti dell'uomo di chiesa lo spiazzarono, al punto che quasi senza rendersene conto si trovò a confidargli ogni cosa.
Erano anni che Arles non apriva il suo cuore a nessuno, ma davanti a Padre Emil trovò la forza di rovesciare tutta la verità, sin nei suoi più crudi e feroci dettagli. L'Abate non commentò, non giudicò, si limitò ad ascoltare e a sostenere il peso di una simile confessione.

Conseguenze

Mentre Arles riposava le ferite della sua anima tra le mura silenziose del Monastero di Foucault, Padre Jaques Emil usò la sua influenza di Abate per far fruttare le informazioni acquisite. Non fu semplice, vista la lontananza e le diverse competenze politiche e territoriali, ma nel giro di qualche mese la Setta della Corona fu schiacciata e quasi tutti i suoi membri finirono tra le mani del boia.
Ma la battaglia più difficile, per il buon Abate, fu quella per permettere a Arles di trovare la propria strada e un po' di pace. Ci vollero settimane di silenzio e di solitudine, lunghe conversazioni, periodi di sconforto alternati ad altri di vaga speranza. Infine Padre Emil suggerì a Arles di recarsi al Monastero dei Padri di Noyes, per iniziare l'apprendistato da Paladino.
Era il 10 aprile dell'anno 503 quando Arles Giuly fu investito Guardiano del Tempio. Per la cerimonia di investitura fu fatta venire a Noyes da Annecy la piccola Lani Ryker Giuly, di 6 anni. La bambina non aveva mai visto suo padre, il loro incontro fu toccante. Lui trovò in lei il ricordo vivente della fanciulla che aveva amato, lei il padre che l'aveva abbandonata. Qualche giorno dopo la cerimonia la bambina fu riaccompagnata ad Annecy, ma da allora, sia pure saltuariamente, Arles ha iniziato a scriverle, e di tanto in tanto le ha fatto visita.
Con gli anni, Arles si è dimostrato un Paladino valido e ardimentoso, estremamente ligio alla regola, ed ha ricevuto molte nomine, fino a diventare Guardiano del Tempio.
Creata il 20/01/2009 da Annika (2212 voci inserite). Ultima modifica il 02/05/2012.
2038 visite dal 20/01/2009, 13:19 (ultima visita il 16/08/2019, 22:05) - ID univoco: 1886 [copia negli appunti]
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