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1 marzo 516
Domenica 7 Settembre 2014

La Clessidra Danzante



Non sono mai stata nelle pianure dei grandi laghi. Ricordo che mia madre mi raccontava spesso le eroiche imprese dei due principi di Alfgath, Elamroth e Isnamroth, mandati dal padre alla conquista di quel territorio vasto e selvaggio oggi noto come Gulas. La cosa che più l'aveva colpita era il fatto che Elamroth, dopo aver sconfitto mostri e giganti di ogni tipo, avesse trovato la morte per mano del fratello per colpa di una banale incomprensione. Era una donna semplice: faticava a comprendere la crudeltà degli uomini, figuriamoci quella della sorte.

Qualche anno dopo ebbi modo di scoprire che i principi di Alfgath popolavano anche le leggende di Ilsanora, sia pure in modo molto diverso: iracondi, viziosi e provocatori, così venivano descritti.

"E così tu saresti la famosa Kalina".

Se prendiamo per buona la versione di Ilsanora, questo soldato è il degno discendente di quel sangue reale. Il suo alito puzza di vino, se così può definirsi quel liquame annacquato che sgorga dagli otri della Capasanta. Lo stesso contenuto nella bottiglia che tiene in mano.

Annuisco, guardandolo negli occhi. Reggo il suo sguardo per un istante, poi lo abbasso, accarezzando il suo ego.

"So che non lo fai con tutti, e che quando lo fai chiedi tanto. Ma so anche che ne vale la pena".

Sorrido al pensiero che se gli rivelassi la misura di quel tanto scapperebbe via a gambe levate. Lui lo prende come un gesto di modestia, al quale risponde gettando un sacchetto tintinnante ai miei piedi.

"Contale. Poi spogliati".

Le conto. Mesi e mesi di paga scorrono tra le mie mani in un ruscello argentato. Il risultato è come l'oro, ma non è oro. "Non è quello che ho chiesto", dico a bassa voce.

"Lo so. Ma vale altrettanto. Per questa volta temo che ti dovrai accontentare".

Scuoto la testa. "Non mi conosci".

"Non ancora, ma manca poco. Spogliati".

Il suo tono non ammette repliche. Fa un passo in avanti con l'aria di chi non ha tempo da perdere. Iracondo, vizioso e provocatore, proprio come i suoi antenati. Le sue mani raggiungono le mie spalle.

"Se vuoi un aiuto non hai che da chiedere...".

"No", rispondo ."Faccio da sola".

Non mi stacca gli occhi di dosso. "Dicevano la verità", esclama alla fine. "Ne vale la pena".

Nell'ora che segue mi adopero per confermare ulteriormente le sue impressioni. Mi riempie di parole prive di senso, in gran parte dettate dall'alcol che ha in corpo. Poi si adagia di fianco a me, con gli occhi chiusi e il respiro che si fa via via meno affannoso. Resiste per una manciata di secondi, poi scivola nell'oblio.

Donna nell'oscurità - Immagine

Mi alzo in silenzio, raggiungendo il piccolo armadio di castagno che mi attende sul lato opposto della stanza. Ironia della sorte, l'ultima volta che l'ho aperto è stato per preparare il Latte della Strega per Mira. Chissà se ci hai riflettuto, Mira, sulle conseguenze di quello che hai chiesto. Probabilmente no. Tieni ancora fede al nome che ti diedi quando arrivasti qui qualche anno fa: Mira l'Impulsiva.

Chissà se ne varrà la pena, penso mentre mescolo e distendo l'impiastro più volte. Il segreto di questo preparato è nella preparazione a mani nude, se lo pesti o lo agiti troppo rischi che la temperatura lo faccia impazzire e a quel punto non lo sciogli più. Il veleno raggrumato è imprevedibile, mentre a noi serve l'esatto contrario: una clessidra danzante al ritmo del cuore e del sangue.

A Varchmann questa cosa non piacerà di certo. Non è uno stupido e ha gli occhi allenati, non ci metterà molto a capire che c'è qualcosa che non va. Nel pensare che io possa gestire una cosa del genere, Mira sopravvaluta la presa che ho su di lui. Perché l'aiuto, dunque? Per mettermi alla prova, forse. Certe arti vanno nutrite affinché non appassiscano, proprio come la bellezza e la passione. Prima di prendere la decisione ho messo alla prova i due sfidanti: il primo ha scelto Mira su tutte le altre, il secondo si è divertito a darmi dell'argento quando gli ho chiesto dell'oro. Uno è stato rispettoso, l'altro no. Domani all'alba impareranno entrambi che certi duelli si vincono o si perdono ancor prima di estrarre la spada.

Sento l'uomo di Gulas agitarsi nel letto, mentre il risultato dei miei sforzi cola lentamente dalla mia mano nel suo boccale. Lo osservo in silenzio: non posso fermarmi, a meno di non compromettere tutto il lavoro. Ricordo quando l'Oracolo provò a spiegarmi il significato del mio dono, raccontandomi di come certi sventurati nascano con il dono di percepire il pericolo un istante prima che prenda forma: magari è una cosa che ci accomuna. Se così fosse, gli sarà sufficiente aprire gli occhi per capire cosa sto facendo.

Lo guardo mentre bofonchia qualcosa, per poi girarsi a pancia in giù. Un sonoro peto sancisce che io e questo barbaro dell'est non abbiamo niente in comune: c'è del sangue che scorre nelle nostre vene, qui finiscono le nostre analogie. E forse tra poche ore neanche più questo. La clessidra danzante è di rado mortale, ma i duelli talvolta lo sono. Sarà la Morrigan a decidere se è giunto il momento di reclamare la sua vita oppure no.

Del resto i figli di Alfgath ci sono abituati.
scritto da Kalya Niadh , 00:32 | permalink | markup wiki | commenti (0)