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Simon DeTop
 
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31 dicembre 518
Domenica 1 Maggio 2011

La Notte delle Streghe (prima parte)

Auguri, congratulazioni, di nuovo auguri: e poi ancora doni, inviti e complimenti, lodi, ringraziamenti e regali. Il gran ballo del giorno del fato è soltanto il primo appuntamento di questi giorni di festa, ma la maggior parte degli invitati sono già qui: altri ancora ne arriveranno, nel corso dei giorni successivi. Mai, da quando vivo qui, il palazzo di Beid aveva ospitato un evento tanto sfarzoso.

Esco dal grande salone con la musica che mi segue, il bicchiere in mano riempito forse un pò troppe volte. Lo alzo, finalmente sola, oltre la balaustra che separa il balcone dal giardino sottostante. Buio, silenzio. La notte che segue il giorno del Fato è la più lunga dell'anno: la notte delle Streghe, come la chiamano i popolani superstiziosi. La leggenda vuole che nell'antichità il sole restasse nascosto per un intero quarto di luna, tornando a splendere soltanto nel settimo giorno di gennaio. Una settimana di tenebra che la tradizione ci esorta a vivere nella preghiera, rintanati nel silenzio delle nostre dimore.

Non questa volta.

"Alla vostra salute, madre mia". O dovrei forse dire "madri"? Quella che non ho mai avuto, quella che non mi ha mai amato e quella che mi ha dato in pasto ai cani. A voi dedico la lunga notte dei miei festeggiamenti. Rido, inclino la testa, bevo e getto il bicchiere di sotto, mandandolo a infrangersi sul selciato in un'esplosione secca di gocce argentate.

"Fate attenzione a non perdere l'equilibrio: potreste farvi male".

A parlarmi è un'ombra sottile ferma al centro del terrazzo: devo avere davvero esagerato col vino per non averla notata prima.

"Vi ringrazio per la vostra premura: sarei così sgarbata a chiedervi di tornare dentro? ho voglia di stare un pò da sola".

"Potete provarci".

"L'ho appena fatto".

"Penso che resterò qui: sono arrivato prima di voi, in fondo".

Riconosco la voce di sir Walder Mormont, il cavaliere di Nekkar che mi è stato presentato oggi: l'oscurità in cui è avvolto nasconde i suoi capelli lunghi e il pallore innaturale del volto. "Il Cavaliere Macabro", l'ha subito soprannominato Ryan. Ripenso con un sorriso all'espressione sul volto di mio padre, Lord Elias Kenson, quando se lo è visto di fronte al posto dell'atteso e inaspettatamente dimissionario Barone di Nekkar. Trasandato, irriverente e poco formale, proprio il genere di cavalieri che detesta. Non mi stupisco di trovarlo qui, infastidito da una musica che non conosce e da balli a cui non vuole nè può prendere parte. Fai un pò come ti pare, penso: tanto il terrazzo è grande.

"Sono certo che era bellissima".

"Chi?"

"Colei a cui avete brindato: vostra madre".

Ah-ah... Argomento sbagliato, sir Walder: e dire che mi stavi quasi simpatico. Mi volto verso la sala, da cui scaturisce uno scroscio di applausi: a non più di dieci metri da me, circondato da un folto gruppo di invitati, Lord Konon Desyenne giace in ginocchio davanti a Lady Juliette Keitel nel tentativo di farsi concedere un ballo. "E che sia una Tresca, stavolta" tuona il cugino del Duca di Amer, agitando un indice in direzione del palco dei musicisti, "ché non si faccia mistero delle mie intenzioni!". La battuta strappa alla sala una risata, alla quale partecipo volentieri.

"Già ve ne andate?"

"Mi è venuta voglia di tornare dentro: ma voi restate pure, se lo desiderate".

"Credevo che il silenzio della notte vi piacesse".

"Lo credevo anch'io. A presto, sir Mormont". Faccio due passi, poi la sua mano mi afferra il polso.

"Aspettate".

Ritraggo il braccio con uno scatto. Adesso state esagerando, sir Cavaliere Macabro.

"Prima di tornare lì dentro, ditemi perché avete scelto questa settimana".

"Non c'è un motivo particolare", rispondo seccamente. "E' capitato così".

"Conoscete la leggenda, vero?"

Scuoto la testa. "Conosco le storie e le superstizioni legate a questi giorni, questo è tutto. Mi piaceva l'idea di scherzarci un pò sopra".

"Voi eravate una paladina, giusto? O una veste bianca...".

"Non c'entra con questo".

"... E poi avete capito che non era ciò che volevate".

"Vi ho detto che non c'entra. Ho scelto questi giorni per gioco, non per polemica nei riguardi di ciò che ero".

"Non vi credo. Io penso che l'abbiate fatto perché volevate fare qualcosa di irriverente, di dissacrante..."

"Pensate quello che vi pare: io torno dentro".

"Ditemi se ho ragione, prima."

"E anche se fosse? Vi crea problemi?"

"Oh no... mi piace, mi piace molto". E così dicendo il cavaliere macabro mi prende ancora il braccio, stavolta all'altezza del polso, chinandosi a baciarmi la mano. Nuovamente mi ritraggo, stavolta a titolo definitivo: ho perso fin troppo tempo con questo spostato, è tempo di tornare dai miei ospiti.

Il mio ritorno nel salone ruba a Lord Konon e a Lady Juliette le fiaccole della ribalta: in pochi istanti mi trovo circondata dalla delegazione di Delos, capitanata dall'eccellentissimo Panipersebasto Thomàs Raoùl. Il Senatore, che parla un Greyhavenese non particolarmente fluido ma comunque comprensibile, si dichiara entusiasta del ricevimento e della selezione raffinata dei vini e delle pietanze, nonché di quella degli invitati: le difficoltà linguistiche non ci impediscono di conversare piacevolmente e di danzare. Al termine del ballo il Panipersebasto insiste per introdurmi personalmente alle altre personalità Deliote presenti: faccio così la conoscenza di Isaàch Anghelos, Protosebasto e Tassiarco di Ausonìa, tanto giovane nell'aspetto quanto austero e riservato nei modi. Dopo di lui è la volta del Tassiarco di Kastorìa, Basilios Fòkas: anch'egli, rivolgendomi un caloroso sorriso, mi invita a ballare.

A differenza dei suoi conterranei, che incarnano il modello formale dell'ufficiale dell'Impero, Basilios Fòkas ha piuttosto l'aspetto di un giovane mondano: entrambi ci accorgiamo ben presto di non essere completamente sobri e, nonostante il suo Greyhavenese un pò stentato, ci troviamo ben presto a ridere e a scherzare come due amici. Capisco che mi conosce, che ha già sentito parlare di me: sa che il mio promesso sposo è un cavaliere di mio padre, e ha persino l'audacia di dirmi quanto fosse rimasto deluso nell'aver appreso tale notizia: "avreste dovuto dare anche a Delos l'occasione di conquistarvi", conclude fissandomi negli occhi. "Siete un bugiardo, nondimeno questo è il più bel complimento della serata", gli rispondo raggiante. Subito dopo mi confida di aver avuto notizie dell'esistenza di un'altra figlia del Marchese ancora da maritare. Capisco che è il momento di parlargli di Solice: la piccoletta ha i giorni contati, mio padre è stato chiaro... e mi ha anche chiesto di dare una mano al destino. Dopo aver confermato le voci sulla sua esistenza, spiego al Tassiarca come stanno le cose: come è fatta, cosa pensa, come prenderla, cosa dirle.

"Voglio incontrarla", mi dice quando ho finito di incuriosirlo a morte. "Dove si trova?"

Io stessa impiego del tempo a trovarla nel grande salone, lontana com'è dal cuore della festa, impegnata in una interminabile conversazione con gli invitati più noiosi e meno interessanti dell'intero ballo... la delegazione dei nanetti di Nair-Al-Zaurak. Sospiro, scuotendo la testa: in bocca al lupo, Basilios Fòkas, penso mentre gliela indico: ne avrai bisogno.

Grande è la mia sorpesa quando la riconosce.

"Ma... è la paladina", dice sorpreso, fissandola.

"Si, ma... non vi preoccupate: è una sistemazione temporanea", mi viene da rispondere d'istinto. "Ma voi... la conoscete già?"

Il Tassiarco non mi risponde: si avvicina in silenzio al gruppetto, un passo dopo l'altro: Solice alza la testa, anche lei lo riconosce... sembra imbarazzata. I nanetti si disperdono, lasciandoli soli. Sogno o son desta? Tra quei due è senz'altro successo qualcosa, di certo nel corso del viaggio della piccoletta a Delos: ma cosa? E il Marchese ne è a conoscenza? Accidenti... Devo sapere! In un primo momento mi viene l'idea di avvicinarmi furtivamente per poter sentire quello che si dicono... impossibile, senza farsi notare. No, devo limitarmi a guardare la scena da lontano: indagherò più tardi, a notte inoltrata. Obbligherò Solice e Yera a restare alzate: insieme festeggeremo la notte delle Streghe, raccontandoci storie di paura... e rivelandoci segreti. E poi vedremo come utilizzarli al meglio, questi segreti.

Immersa come sono in questi pensieri non noto la figura scura che mi si avvicina da dietro, scivolando in silenzio tra gli invitati come un fantasma tra le lapidi.

"Mi piace molto".

Rieccolo: il Cavaliere Macabro. "Cosa?", rispondo senza voltarmi.

"Quello che fate... e come lo fate".

"Mi fa piacere che la festa vi piaccia".

"Oh, si..."

D'un tratto la musica si interrompe, per riprendere un attimo dopo con un ritmo più lento e solenne.

"Posso ardire di chiedervi di concedermi questo ballo?"

Scuoto la testa. "Non ne sareste in grado, cavaliere. Questa non è una danza adatta a chi non sa ballare".

"Mettetemi alla prova: a Nekkar c'è ancora chi conosce la basse danse".

"Conoscerla vi fa onore... ma sono stanca, e ho da fare".

"Di cosa avete paura? Vostra sorella se la caverà benissimo anche senza di voi... E poi devo ancora darvi il mio regalo. Non siate scortese...".

Mi allontano con passo deciso, tuffandomi in una conversazione in corso tra Ryan, Thomas e un cavaliere di Achenar che non mi è stato ancora presentato: la presenza del mio promesso sposo dovrebbe scoraggiare ogni ulteriore invito da parte del Cavaliere Macabro. "Che bel vestito!" mi dice quella che sembra essere la dama di compagnia del cavaliere. "Vi ringrazio molto. Che bella collana!" le rispondo, indicando il monile tempestato di diamanti sfoggiato senza troppa grazia sopra a una generosa scollatura. Mi viene presentata come Lynn, Lynn di Achenar. E brava Lynn, penso tra me e me: devi aver giocato bene le tue carte di popolana per essere riuscita a ottenere un simile regalo.

Io, d'altro canto, credo di averne appena perso uno...

Notte delle Streghe - Immagine


scritto da Rosalie Lambert , 17:50 | permalink | markup wiki | commenti (1)