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Solice Kenson
Cronache della Campagna di Caen
Solice Kenson
"Voi avete coraggio e siete molto convincente: ma non appena sarete chiamata a combattere, al primo combattimento che possa realmente definirsi tale, voi morirete. E non parlo di scontri confusi o ingarbugliati, dove nessuno capisce fino in fondo quello che sta facendo o magari ha meno voglia di uccidervi che di portare la pelle a casa. Parlo di uno scontro vero, in cui affronterete una persona con le vostre sole forze. Beh, è giunto il momento che qualcuno che vi vuole bene vi dica che queste forze non basteranno proprio contro nessuno".
creato il: 20/05/2005   messaggi totali: 91   commenti totali: 32
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31 dicembre 518
Martedì 26 Aprile 2011

Il Giorno del Fato

Anche oggi dal cielo cade la neve. La osservo al di là della finestra chiusa mentre veste del suo manto candido gli alberi del giardino di mio padre, mentre tenta di aggrapparsi agli spioventi tetti di stoffa cerata raccolti sotto le mura del castello di Valamer. Le prime tende sono comparse una settimana fa, in conseguenza dell'arrivo dei primi ospiti; da quel giorno ho visto il loro numero aumentare ogni mattina. L'altro ieri, a cavallo, ho accompagnato mio fratello Karl a vederle da lontano: la neve non ci ha impedito di distinguere l'azzurro di Amer, il nero di Keib, l'argento e l'oro di Delos, il rosso di Krandamer. Come tuoni di una tempesta fragorosa le annunciazioni del loro arrivo si sono susseguite giorno dopo giorno, abbattendosi sul nostro palazzo e riverberando il loro eco sulla città intera. Un rumore così assordante da travolgere persino la Festa della Rinascita, costretta a concedere gran parte della sua sacralità in favore di un incontenibile tripudio di eccitazione ed euforia.

Del resto, come poteva essere altrimenti? Molti degli inviti mandati da Rosalie avevano l'aspetto di una formalità, di quelle che nella maggior parte dei casi si risolvono in una lettera di congratulazioni e nella partecipazione di alcuni familiari: era stato così anche per il matrimonio di Ryan. Questa volta, invece, avevano risposto in tanti: il Barone di Keib, il Barone di Annecy… persino il giovane Duca di Krandamer avrebbe effettuato la sua prima visita a Beid per ricevere, a fianco di mio padre, gli illustri ospiti di Delos: avrebbe visitato la città insieme ai suoi uomini e dignitari, sarebbe stato ospitato nel castello di Valamer, avrebbe dormito a palazzo sotto il nostro stesso tetto. Nessuno, proprio nessuno poteva aspettarsi tuoni del genere.

Nessuno che non avesse visto, soltanto pochi giorni prima, il balenio di fulmini minacciosi nel cielo.

[...]

"Voi non capite, Padre... io ho giurato di fronte agli Dei. Ho fatto un voto, ho preso un impegno…"

"Siete voi a sorprendermi, Solice: eppure queste cose dovreste saperle molto meglio di me. E di certo l'esperienza a Delos deve avervi offuscato la ragione, sia pure per un solo istante, poiché altrimenti non ho dubbi che sareste voi stessa a rivolgermi queste parole. Sapete per certo infatti, figliuola mia, che Pyros, come tutti gli Dei, gradisce i sacrifici, l'offerte, quando le facciamo del nostro. E' il cuore che vuole, è la volontà: ma voi non potevate offrirgli la volontà d'un altro, al quale v'eravate già obbligata. Lo ricordate, vero?"

"Voi conoscete gli obblighi che ho preso, Padre. Li avete accettati, e ad essi avete acconsentito. Ve ne prego, non venite meno alla vostra decisione".

"Si, l'ho fatto: ho acconsentito di consegnarti nelle mani della Chiesa della Luce poiché della sua autorità mi fido, come delle sue decisioni. E voi avete fede nella Chiesa, vero figlia mia?"

"Io..."

"Tu hai fiducia nella Chiesa, vero figlia mia?"

"Si, Padre: io ho fede in Pyros, e nella sua Chiesa".

"E di certo sapete anche che Pyros ha dato alla sua Chiesa l'autorità di rimettere e di ritenere, secondo che torni in maggior bene, i debiti e gli obblighi che gli uomini possono aver contratti con Lui?"

"Padre, vi imploro: non fatelo… non chiedetemi questo."

"Figlia mia... abbiamo parlato abbastanza. Leggo nei vostri occhi la stanchezza provocata da questo fardello che da troppo tempo portate, e del quale io stesso ho contribuito a gravarvi. Presto avrete la possibilità di rimettere il vostro voto nelle mani del Vescovo, che saprà consigliarvi al meglio. Confido che, dopo esservi con lui confidata e quando egli avrà sciolto tutti i vostri dubbi, saprete prendere la decisione giusta in merito a questa faccenda".

[...]

Questo è stato il primo fulmine, apparso nel cielo del diciotto dicembre scorso. La risoluzione di una vita intera cancellata da poche, irremovibili parole. Sapevo, temevo che sarebbe successo: mio padre conosce il diritto canonico meglio di me, e il Vescovo lo avrebbe ascoltato. Ma è forse un lutto annunciato per questo meno triste, meno doloroso?

Il Vescovo è giunto a palazzo tre giorni dopo: avrebbe celebrato lui, di lì a poco, la Festa della Rinascita nella città di Beid. Pyros mi è testimone di quanto lo abbia implorato di aiutarmi a conservare la mia decisione: gli ho confidato il mio desiderio di seguire le orme di Santa Chiara, il progetto che avevo di recarmi a Sanpeccato e dedicare la mia vita alla professione di fede. Al termine delle mie parole mi ha preso le mani, facendomi alzare e guardandomi negli occhi: "non devi piangere", mi ha detto, "perché Pyros è dentro di te, e questo non cambierà mai: anche se non metterai più quella cappa e non impugnerai più quella spada, Lui resterà lì. Devi avere fede e andare avanti: non dove tu senti di voler fuggire, ma dove Lui ti ha posto, dove vuole che tu stia. Santa Chiara è forse fuggita dal suo destino? Questo è il tuo posto, ed è qui che combatterai".

Neppure dopo quella conversazione ho voluto rassegnarmi: ho pensato, che Pyros mi perdoni, che il Vescovo volesse compiacere mio padre. Soltanto pochi giorni prima mio fratello Ryan mi aveva parlato di un grande progetto, una cattedrale che mio padre si sarebbe impegnato a costruire. Il dubbio e il sospetto si sono fatti strada dentro di me, privandomi del sonno e contaminando le mie preghiere. Con la mente infestata da questi sospetti mi sono recata da Padre Barkev, il Prevosto della Chiesa di Pyros di Beid, nel quale ripongo da sempre la massima fiducia: a lui ho rivolto le mie domande, espresso i miei dubbi, opposto le mie ragioni... Ricevendo le medesime risposte, le stesse rassicurazioni. La Chiesa era con mio Padre, io stessa ne facevo parte grazie a una sua decisione: col mio voto, anche se in buona fede, avevo impegnato una cosa che non mi apparteneva: me stessa, il mio sangue. Per questo dovevo rimetterlo, con la benedizione di mio Padre e della Chiesa della Luce. Questo era ciò che mi veniva chiesto. Questo era ciò che dovevo fare: senza indugio, senza spendere altro tempo nell’incertezza. Non tra un numero indefinito di giorni ma nel corso di quelli immediatamente successivi, dove il Fato aveva incastonato il momento più perfetto ed opportuno.

La Festa della Rinascita.

Nei giorni successivi la volontà di reagire alla decisione presa da mio Padre nei riguardi del mio voto si è affievolita fino a sparire. Le parole di Padre Barkev, l'euforia di Rosalie e l'accrescersi dei preparativi per il suo imminente matrimonio... ogni cosa intorno a me copriva di vergogna e imbarazzo ogni pensiero legato a una vita lontana dalla famiglia e dai miei doveri. Il mio voto era stato descritto come una fuga, svuotato di ogni forza, di ogni significato. Non mi restava che rimetterlo nelle mani del Vescovo, lasciando che la Festa della Rinascita restituisse ancora una volta la mia mente a Beid.

Il secondo fulmine è apparso il ventitreesimo giorno di dicembre, quando mi sono recata nuovamente da mio Padre per comunicargli la mia decisione: in quella circostanza abbiamo parlato del mio futuro come Soldato di Pyros.

[…]


"Eravamo d’accordo sul fatto che avreste concluso la vostra esperienza quest’anno. Lo ricordate, vero?"

"Si, Padre."

"Eppure, voi volete continuare. Non è forse vero?"

"E' così."

"Farò in modo che possiate continuare, allora. Alle mie regole."

"Non ho mai infranto alcuna vostra regola, lo sapete."

"Lo so: ma ora sarà diverso: nei prossimi giorni avrò bisogno di mia figlia, qui a palazzo. Potrò contare su di voi? Farete quello che vi chiederò?"


[…]

La Festa della Rinascita ha avuto inizio poche ore dopo il mio si. Il Vescovo con i suoi attendenti e gli invitati in arrivo, le tavolate cittadine illuminate a giorno e quelle imbandite da servitori e camerieri, la mensa del popolo e gli assaggi dei cuochi, le funzioni religiose e i discorsi notturni di Yera e di Rosalie sugli invitati, l’acqua e il vino, le preghiere e i pettegolezzi licenziosi. Tutto mischiato, come le note dello strumento di un musicista distratto, incerto, confuso: non faccio che ascoltarle da giorni, cercando invano di comprenderne la melodia. E’ questa la Rinascita a cui mi sono votata?

Basta pensare, non ho più tempo. Devo prepararmi… e assicurarmi che sia tutto in ordine. Stasera c’è il Ballo, dove faremo la conoscenza dei nostri invitati.

Perché hai scelto proprio queste ricorrenze, Rosalie? L’inizio dei festeggiamenti nel Giorno del Fato, il giorno delle nozze il sei di gennaio… Sono date funestate dai cattivi auspici. A volte vorrei davvero che tu non sentissi l’impulso di giocare col fuoco.
scritto da Solice Kenson , 15:06 | permalink | markup wiki | commenti (0)