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Eric "Toccoferro" Navar

Caro Gustaf

Qualche tempo fa mi chiedevi se potevo consigliarti una brava guardia di scorta, visto che forse riprenderai a viaggiare per vendere il tuo vino a Nekkar.
Sono felice di poterti aiutare, presentandoti Eric Navar, a cui affido questa lettera di presentazione.
Come forse sai, ormai ho deciso di non allontanarmi più dalla mia bottega di Annecy, e mi posso finalmente privare dell'aiuto di questo fidato giovane, che mi ha accompagnato in diversi viaggi negli ultimi due anni, nelle città dei dintorni, fino ad Amer.

Il padre di Eric era Bertrand Navar, boia del villaggio di Caen e dei dintorni, almeno fino ad una decina d'anni fa, uomo ed amministratore di legge quindi. Parimenti ai suoi natali, posso testimoniare anche io dell’onestà del figlio.

Ti prego di non giudicarlo dall'aspetto vagamente patibolare, che visto il mestiere del padre potrebbe far riflettere due anziani mercanti come noi sull'ironia della vita. Tantomeno dalla sua armatura di maglia che sembra appena stata depredata da un cadavere: in effetti confermo che è così, ma si tratta del cadavere di un brigante che per poco non mi faceva la pelle, e che comunque mi ha fatto capire quanto fosse più sicura la mia bottega rispetto alle strade di questi tempi.

L’educazione del giovane forse lascia un po’ a desiderare, del resto dopo la sciagura che ha colpito e costretto all’inattività il padre sono stati tempi duri per sua madre Josephine. Ma ti posso garantire, dopo aver conosciuto il fratello gemello, tale Loic, il nuovo boia di Caen, che la natura è stata generosa con Eric: tra i due sembra infatti aver distribuito equamente la forza, ma non l’ingegno e la (pur scarsa) creanza.

Ma in fondo cosa ci si deve aspettare da una guardia del corpo?
Che sia onesta ed in grado di difenderci.
Ed Eric “Toccoferro” Navar risponde a queste requisiti.

A questo punto sarai curioso riguardo al soprannome, “Toccoferro”: noterai che non porta spade, bensì usa il martello, sia ad una che a due mani, armi forse meno nobili, ma adatte ad incutere timore quando si incrociano dei malintenzionati. E noterai anche che l’impugnatura dei suoi martelli è in ferro battuto: è stata una sua idea, è convinto che gli porti fortuna, soprattutto quando deve combattere, toccare ferro.

Come avrai intuito Eric è un poco superstizioso, ed a questo ci dovrai fare l’abitudine, è sufficiente ricordarsi della cosa, e non ti darà problemi. Mi sembra di capire che in particolare lo tormenti una profezia che parla di lame, che gli fu fatta da una qualche cartomante, ma non ne ha mai voluto parlare a fondo.

Ma, parola mia, è tanto religioso quanto superstizioso. Basta osservare il simbolo di Dytros inchiodato all’interno del suo scudo e il santino di Kayah cucito all’interno dell’elmo; o la fiaschetta di cordiale che porta sempre con se, fregiata del segno di Reyks; io stesso ho assistito quando ha fatto benedire i suoi martelli alla Basilica di Dytros ad Achenar, per non parlare dell’armatura di cui ti parlavo prima, che non ha osato indossare prima che fosse purificata della malvagità del suo precedente possessore.

Da buon amico, oltre alla esagerata superstizione, che a volte ammetto possa risultare un po’ fastidiosa persino per un mercante, devo elencarti anche un altro suo difetto.
Se capita l’occasione, Eric non è uno che si fa pregare per divertirsi: gli piace il vino, ed il buon cibo, il che può essere spesso alquanto costoso, visto l’appetito e la sete che lo contraddistingue. Non so se sia una fortuna o una disgrazia per te commerciare principalmente in vino.

Inoltre, devo aggiungere, non è il classico energumeno privo di ingegno. Non è raro che voglia pensare con la sua testa e questo, come puoi immaginare, è più facile che porti svantaggi che vantaggi. Ma anche in questo caso, sono sicuro che non ti sarà difficile tenere la situazione sotto controllo.

Credo, a questo punto, di averti detto tutto.
Spero potrai prendere con te Eric, e confido che ti servirà bene come ha servito me.
Ti auguro viaggi sereni ed ottimi affari, e ti aspetto presto alla mia bottega, dove spero potremo gustare insieme il tuo ottimo vino.

Tante cose,

Il tuo amico
Francis Huber


La famiglia Navar

Clovis Navar faceva l’allevatore di vacche a Caen intorno alla metà del 400 P.F. Poi una malattia decimò la sua piccola mandria.
Il figlio più grande, Bertrand, si impiegò come carceriere e boia del villaggio, il figlio più piccolo, Philippe, si imbarcò per Delos, nonostante la fiera opposizione del padre Clovis, alla ricerca di fortuna, così lui diceva: forse in realtà più per desiderio di avventura e novità, dato il suo carattere un po’ irregolare e irrequieto.
Era il 480 P.F.; Bertrand aveva 25 anni, Philippe 21. Bertrand manteneva la famiglia. Qualche anno dopo si seppe che Philippe lavorava come conciatore di pelli in una manifattura di Kastòria, capitale del Tema di Aipyros; poi però non si ebbero più notizie.
Bertrand era promesso ad una Modane. I Modane erano una famiglia abbastanza benestante. Si pensò, date le mutate condizioni economiche dei Navar, di rompere il fidanzamento. Ma Josephine, una bella ragazzina brunetta di 14 anni allora, voleva bene al grande Bertrand.
Nel 486 P.F. si sposarono nella chiesetta di Caen. I primi anni furono duri. Venivano pochi soldi a casa e servivano per mantenere anche i vecchi genitori di Bertrand.
Josephine partorì un bimbo nel 489, ma il piccolo morì dopo pochi giorni. Per la mamma fu un grave colpo, da cui non riusciva a riprendersi.
Due anni dopo passò per il villaggio un uomo che si diceva fosse un grande Guaritore. Egli profetizzò a Josephine: “Tra meno di tre anni tu avrai il compenso al tuo dolore”.
Il 3 agosto del 493 P.F. Josephine diede alla luce due gemelli diversi tra di loro: Eric e Loic furono i nomi scelti dai genitori. Erano belli e forti (e molto pesanti!): Josephine aveva ricevuto due figli con un parto e due figli resistenti e sani.
Nel 499 morì nonno Clovis, nel 503 nonna Gertrude. I piccoli si erano già fatti due bei ragazzoni, soprattutto Loic che era molto grosso; Eric sembrava però più proporzionato d’aspetto.
Già spadroneggiavano nel loro gruppo di amici. Eric in particolare era molto rispettato, visto che associava capacità fisiche temibili ad un innato buon senso, che dava molta sicurezza a chi gli stava vicino, Loic invece veniva più che altro temuto per i suoi improvvisi scatti di collera, quando gli altri del gruppo si comportavano male con qualcuno troppo debole.
Molti genitori di ragazzini, interni al gruppo dei gemelli o esterni, venivano a lamentarsi con papà Bertrand per il comportamento di Loic. In genere Bertrand li cacciava in malo modo (di carattere sono sempre stati abbastanza simili padre e figlio).
Nel frattempo mamma Josephine aveva incominciato a dare loro qualche lezione di alfabeto, perché pensava che leggere e scrivere fosse importante per qualunque suddito del Duca: il testo su cui i due bimbi avrebbero imparato a leggere sarebbe stato un piccolo libro molto diffuso allora ad Amer: le Fiabe Naniche di Etienne de La Fois.
Si trattava di storie fantasiose che avevano come protagonisti Nani gloriosi contro Draghi, Orchi, mostri di ogni tipo. Mamma Josephine aveva una rozza copia di questo libro e la considerava un po’ un suo tesoro (c’erano infatti due o tre illustrazioni molto vivaci che rappresentavano momenti topici della narrazione).
Loic non riusciva ad imparare; dopo tante arrabbiature di mamma Josephine e tanta delusione da parte del piccolo, alla fine papà Bertrand convinse la moglie a lasciar perdere.
Al contrario Eric, pur con le comprensibili difficoltà iniziali, si appassionava alla lettura: fin da piccolissimo aveva sentito la mamma narrargli le avventure del Nano Brandimartello, l’eroe delle Fiabe Naniche. Brandimartello, armato del suo gigantesco martello da guerra, spaccò in due la testa del Re degli Orchi Abramark e staccò al Drago dorato Gilmug i due denti d’oro che troneggiano sul suo elmo……
Eric amava tanto il suo eroe da immedesimarsi in lui, al punto che papà Bertrand gli promise che per il suo sedicesimo compleanno, se fosse stato bravo, gli avrebbe regalato un vero martello, forgiato a Nair-Al-Zaurak, come quelli che si vendono ad Anthien. Eric visse la sua prima adolescenza, sognando l’arrivo di questo martello.
Nel frattempo però un nuova nascita era avvenuta in famiglia: il fratello di mamma Josephine, zio Jacques Modane, aveva avuto una splendida bambina di nome Julie (497).
Lì per lì la cosa entusiasmò poco i gemelli, tanto più seccati dal fatto che la mamma spesso andava ad aiutare il fratello e la cognata, lasciandoli, a loro vedere, soli. Poi però col crescere della bimba Loic ci si affezionò e si divertiva a proteggerla con la sua prestanza di cugino grande; Julie ne approfittò per frequentare gruppi di bimbi più grandi di lei e, in particolare, il gruppo dei gemelli.
Eric non vedeva bene la cosa, gli sembrava che avrebbe potuto creare problemi, ma Loic su questo si impose.
Talvolta a Caen passava una compagnia di attori girovaghi. Non si trattava di una circostanza molto frequente, data la posizione un po’ periferica del villaggio. Di solito si verificava in estate, in occasione dei festeggiamenti in onore di Pyros. Ogni volta Loic si intrufolava tra la gente per vedere gli attori.
Papà Bertrand e mamma Josephine non andavano, non sembrava molto opportuno che il carceriere e la moglie frequentassero questi spettacoli… almeno così pensava papà Bertrand!
Eric non aveva interesse per queste cose, preferiva approfittare dei divertimenti delle feste del villaggio, in cui c’era sempre da racimolare qualcosa, o in nichelini o in roba da mangiare; Loic invece guardava ammirato attori e ballerine e talvolta rimaneva con la compagnia, quasi fosse momentaneamente “adottato”, per uno o due giorni, il tempo che questa restava in paese. Per Loic era la cosa più divertente del mondo! Il fatto era noto solo a mamma Josephine, che però lasciava fare e montava scuse per l’assenza di Loic con il marito….